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Le professioni dei nostri deputati “Provenienza” e casi meno nobili

gennaio 8, 2009 di Redazione 

Sguardo sull’attuale composizione di Camera e Senato. Quali sono le estrazioni professionali di deputati e senatori. Quali quelle formative. Le tabelle. E poi, la nostra Ginevra Baffigo ci porta a conoscere alcuni tra gli esempi meno valorosi di applicazione dei principi di merito ed etica politica, sempre in relazione alla provenienza da (e al rapporto con) le professioni.

di Ginevra BAFFIGO

A fondo pagina il pezzo

Tabelle tratte da www.camera.it

Statistiche Senato della Repubblica

Distribuzione dei Senatori per titolo di studio

Laurea

228

Licenza media superiore

71

Licenza media

7

Formazione professionale

2

 

Distribuzione dei Senatori per professione

Dirigente

51

Avvocato

46

Imprenditore

40

Docente universitario

35

Amministratore locale

32

Giornalista

28

Insegnante

28

Medico

25

Pubblicista

20

Consulente

17

Sindacalista o esponente di associazione

14

Funzionario di partito

13

Impiegato

11

Ingegnere

11

Magistrato

10

Commercialista

6

Architetto

4

Altra professione intellettuale o scientifica

3

Commerciante

3

Industriale

3

Tecnico

3

Artista o professionista dello spettacolo

2

Farmacista

2

Militare di carriera

2

Notaio

2

Ricercatore

2

Agente o rappresentante

1

Amministratore o manager

1

Assicuratore

1

Diplomatico

1

Ragioniere

1

 

Statististiche Camera dei Deputati

Distribuzione delle professioni

AVVOCATO

86

DIRIGENTE

79

IMPRENDITORE

73

GIORNALISTA

64

FUNZIONARIO DI PARTITO

39

DOCENTE UNIVERSITARIO

39

MEDICO

30

IMPIEGATO

29

CONSULENTE

21

INSEGNANTE

20

COMMERCIALISTA

17

RICERCATORE

15

SINDACALISTA O ESPONENTE DI ASSOCIAZIONE

10

INGEGNERE

9

AMMINISTRATORE LOCALE

8

ARCHITETTO

8

PUBBLICISTA

7

MAGISTRATO

7

AMMINISTRATORE O MANAGER

4

OPERAIO

4

MILITARE DI CARRIERA

4

TECNICO

4

INDUSTRIALE

3

ASSICURATORE

3

ADDETTO ALLE PUBBLICHE RELAZIONI

2

ARTIGIANO

2

FARMACISTA

2

PROFESSIONISTA DELLO SPORT

2

RAGIONIERE

2

PARAMEDICO

2

AGENTE O RAPPRESENTANTE

2

ASSISTENTE SOCIALE

2

NOTAIO

1

COMMERCIANTE

1

ARTISTA O PROFESSIONISTA DELLO SPETTACOLO

1

APPARTENENTE ALLE FORZE DELL’ORDINE E DI SICUREZZA

1

AGRICOLTORE

1

ALTRA PROFESSIONE INTELLETTUALE O SCIENTIFICA

8

ALTRO

38

TOTALE

650

 

Distribuzione dei titoli di studio

TITOLO DI STUDIO

DONNE

UOMINI

TOTALE

licenza media

                                                                     %

                     3

             0,48%

                     6

             0,95%

                    9

            1,43%

diploma di istruzione secondaria superiore

                                                                     %

                    29

             4,60%

                 159

           25,24%

                188

          29,84%

diploma universitario

                                                                     %

                     5

             0,79%

                     2

             0,32%

                    7

            1,11%

laurea

                                                                     %

                   96

           15,24%

                 328

           52,06%

                424

          67,30%

titolo di studio non indicato

                                                                     %

                      1

              0,16%

                     1

             0,16%

                    2

            0,32%

TOTALE

                                                                     %

                  134

            21,27%

                 496

           78,73%

                630

             100%

 

Nell’osservare l’attuale composizione del Parlamento italiano non si può evitare di notare una quanto mai svariata presenza di figure professionali; ma che questa varietà sia la garanzia di un’effettiva rappresentatività dei cittadini non è che un’ingenuità. Se infatti è vero che gli iter, professionali ed accademici, mossi in direzione di così prestigiose cariche sono molteplici (come palesato anche dalle statistiche qui riportate), purtroppo questo apparente pluralismo non è sintomatico di un’accessibilità realmente democratica. Uno dei padri della Costituzione affermava che “I fini di un governo democratico, nel quale la nomina dei governanti è giuridicamente rimessa alla scelta dei governati, saranno tanto meglio raggiunti quanto meglio da questa sua scelta usciranno eletti i più degni: cioè i più capaci, intellettualmente moralmente e tecnicamente, ad assumere nel popolo funzioni di governo”. E’ passato ben più di mezzo secolo dacché le parole di Calamandrei erano quelle della politica, eppure risuonano tristemente attuali quanto irrealizzate; soprattutto in giorni in cui lo spettro della questione morale è tornato a bussare la porta del Pd, e all’indomani della richiesta del premier di aggiungere un paio di posti al tavolo dei ministri. Un coro di polemiche si è sollevato in risposta alla nomina dell’eventuale Ministro del Turismo e si è tornati a discutere, come già si verificò a maggio dell’anno scorso per il Ministro delle Pari Opportunità, del fatto che poco più di due anni in politica siano sufficienti per guidare un dicastero.
L’alta professionalità è senz’altro un requisito fondamentale per chi vuole sedere in parlamento; le lauree in medicina sono state sostituite da quelle in odontoiatria, come a quelle in economia e commercio sono subentrate le specializzazioni in economia bancaria, finanziaria e assicurativa. Eppure, nonostante il fordismo culturale abbia tardivamente raggiunto le stanze di palazzo Chigi, le consulenze sembrano non trovare un limite alla crescente richiesta. Sorge allora spontanea una domanda; in che misura siamo rappresentati, ma soprattutto da chi.
Tenendo presenti le statistiche risulta evidente una massiccia presenza di giurisperiti; ben il 13.5% dei deputati sono infatti avvocati, ai quali si aggiungono 17 magistrati tra Camera e Senato, senza contare i laureati in giurisprudenza. Un dato del tutto naturale visto che il principale compito del parlamento è appunto quello di legiferare. Ciò che invece risulta quanto mai curioso è che dal ’94 l’elezione a parlamentare sia diventata una sorta di “promozione” per molti dei legali dell’attuale presidente del Consiglio. François de la Rochefoucauld diceva che si deve giudicare il merito di un uomo non solo dalle sue grandi qualità, ma dall’uso che sa farne; a tal proposito nessuno potrebbe negare l’eccellenza di molti fra questi penalisti e civilisti, ma che una poltrona di rappresentanza pubblica sia il coronamento di una brillante carriera privata, forse dovrebbe far riflettere sulle dinamiche di accessibilità delle quali prima si accennava. Uno dei casi più curiosi è quello del professor avvocato Gaetano Pecorella. Questi già legale della sinistra extraparlamentare negli anni Settanta, seguiva le pratiche di Silvio Berlusconi già prima della “discesa in campo”. Dal ’96 è deputato nelle file di Forza Italia e ad ottobre è stato proposto dal suo partito come giudice della Corte Costituzionale, nonostante lo stesso sia autore di una serie di leggi molto discusse, del lodo Schifani nonché della legge Pecorella del ’95, che l’allora presidente Ciampi respinse per “manifesta incostituzionalità”. Lo stesso avvocato è inoltre accusato di corruzione di un testimone e di favoreggiamento del primo sospettato delle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Nel 2003 prese come assistito Nunzio De Falco, condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di Don Peppino Diana. Il noto avvocato in quell’occasione ricoperse ad un tempo il ruolo di Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati (2001-2006) e quello di difensore di uno dei massimi boss del cartello camorristico casalese. A constatare simili anomalie viene da pensare in che misura si serva, o piuttosto ci si serva, della Repubblica. Weber avrebbe suggerito che “alcuni vivono per la politica, molti della politica”. Ma dando per scontato, come è giusto che sia, che la maggior parte di quelli che siedono in parlamento siano meritevoli, non è il caso di perder di vista la presenza di queste irregolarità.
Di certo non è una questione né di categoria professionale né di partito. Proprio all’opposizione uno dei più illustri ed amati senatori, l’onorevole Anna Finocchiaro, poco meno di un anno fa, ottenne aspre critiche in merito alla campagna elettorale siciliana. Nonostante la brillante cariera forense ed un esordio in politica risalente al ’87 nelle file del PCI, l’illustre magistrato in una nota intervista dichiarò di aver affidato la guida della redazione del suo programma a Salvo Andò. Lei stessa lo definì “un cultore di diritto pubblico”, forse dimentica del fatto che l’ex deputato e ministro di Craxi aveva alle spalle una serie di trascorsi giudiziari, fra i quali un processo per voto di scambio mafioso, per tangenti e per aver intrattenuto numerosi rapporti con esponenti di Cosa Nostra, reati che nel 2004 la Cassazione decretò solo caduti in prescrizione.
Ma se è vero che numerosi sono i giureconsulti, in parlamento non mancano illustri accademici e ricercatori universitari, come ad esempio Francesco Boccia. Questo deputato del Partito democratico è infatti un economista di fama internazionale. Dopo essersi laureato in scienze politiche e aver conseguito il master alla Bocconi, ha svolto l’attività di ricercatore presso la London School of Economics. E’ autore di numerosi testi economico-finanziari di grande spessore ed è stato Visiting professor presso UIC of Illinois di Chicago. Anche il ministro Brunetta è un insigne accademico; professore ordinario di “Economia del lavoro” presso l’università romana di Tor Vergata, è ormai in aspettativa dal 1999 in ragione dell’elezione ad europarlamentare. Sebbene è da riconoscere che il ministro abbia rinunciato allo stipendio da professore, questa sua ormai decennale aspettativa ha bloccato il turn-over e la relativa carriera di quanti tuttora ambiscono a quella prestigiosa cattedra. In ogni caso è da riconoscere che lo stesso abbia davvero un gran numero di pubblicazioni e di premi a suo favore, ed inoltre è noto a molti in qualità di editorialista del Sole24ore e del Giornale.
Giornalisti e direttori di periodici costituiscono poco meno del 10% dei parlamentari. Ma non è la presenza di questa categoria nei banchi delle commissioni a destare una certa curiosità, quanto l’anomalia italiana in sé. Se infatti nelle democrazie di tutto il mondo la stampa è deputata al controllo della politica, nel nostro paese spesso l’approccio al giornalismo è dettato dall’esigenza politica di raccontare la propria versione dei fatti. Osservando i singoli casi si riscontrano numerose prove di come fin troppo spesso l’amore per la cronaca nasca in seno a partiti giovanili. E’ ben noto ad esempio come Il Secolo d’Italia abbia reclutato tante delle sue firme nei circoli del Fronte delle Gioventù (sezione giovanile dell’MSI); fra questi anche Fini, Gasparri e Flavia Perina. Veltroni, anch’egli giornalista, è soprattutto uno dei più illustri pensionati del Parlamento, che a dispetto del comune intendere costituiscono una categoria piuttosto gremita. Egli infatti in qualità di ex sindaco della capitale percepisce una lauta pensione, la quale, come ha più volte dichiarato, viene devoluta ad associazioni che operano in Africa. Ma anche il suo “nemico-amico” Antonio Di Pietro è un giovane pensionato d’Italia, sin da quando nel ’94 decise di attaccare la toga al chiodo.
Se gli esperti del diritto sono molti, altrettanti sono gli imprenditori e i dirigenti di aziende, spesso private e in palese conflitto d’interessi. E’ il caso del ex ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi; il quale, sebbene si definisca “libero professionista”, in realtà è l’ex proprietario della Rocksoil, società di geoingegneria coinvolta nel progetto della TAV. Per risolvere il conflitto d’interessi decise di cedere l’amministrazione della società al figlio Giuseppe, mantenendo così la holding sostanzialmente in famiglia. Un caso analogo riguarda l’attuale ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo; la stessa persona che pochi mesi fa chiedeva una deroga al Parlamento europeo sulle emissioni di co2. Al di là del fatto che la richiesta di una simile dispensa dal protocollo di Kyoto sembra rispondere ad esigenze economiche piuttosto che ambientali, è bene ricordare che la Prestigiacomo ricopre, anch’essa “sincronicamente”, il ruolo di ministro dell’ambiente e quello di industriale. Lei stessa infatti continua a detenere il 21.5% della Fincoe, la holding di famiglia che opera nel ramo petrolchimico (dalla plastica al vetroceramica), e che attraverso una serie di società (alcune indagate per bancarotta fraudolenta, incidenti e malattie gravi per i dipendenti, ed evasione fiscale) costituisce uno dei più grandi conflitti d’interessi del Paese.
Se non sorprende vedere che i sindacalisti, che un tempo gremivano le sole file dell’estrema sinistra, non sono rimasti fuori dal parlamento; qualcuno invece continua a domandarsi perché vi siano tra i deputati esponenti della classe operaia e del mondo dello spettacolo, i quali non sembrano poter vantare un qualsivoglia trascorso politico. Così come non è indispensabile essere donna per scrivere una legge sulle pari opportunità, allo stesso modo non è necessario essere un operaio per stilare una legge affinché sia garantita la sicurezza sul lavoro. Purtroppo è fin troppo chiaro che, in seguito alla tragedia della TyssenKrupp, molti siano stati sensibilizzati alla dura realtà delle fabbriche e delle morti bianche, che nel nostro paese continuano ad essere troppe; ma l’elezione di questi ex operai ha un gusto vagamente populista e non è chiaro quale ruolo questi potranno avere nella redazione di nuove leggi o nella rettifica di quelle in vigore. Perché è esattamente questa l’attività che le due camere sono chiamate a svolgere, e per adempiere a questo compito, fondamentale per la vita di una democrazia, dovrebbero essere eletti solo “i più degni e capaci”, così come l’eco delle parole dei padri costituenti continua a suggerire.

Ginevra Baffigo

Commenti

One Response to “Le professioni dei nostri deputati “Provenienza” e casi meno nobili”

  1. piero on febbraio 4th, 2009 00.15

    mi chiedo e vi chiedo:
    ci lamentiamo della giustizia, della violenza ed in particolare di troppa gente che non paga le tasse, di corruzione, di interessi forti a danno dei cittadini comuni………… ma non sarà che se la metà del parlamento è composta di gente (AVVOCATI, imprenditori, dirigenti e funzionari di partito) che dovrebbe fare delle leggi per contrastare tutto ciò e che invece in queste cose ci sguazza allegramente, le cose non cambieranno mai?!?
    è troppo semplice per essere vero……..ma è così.
    e quando vado a votare non sono nemmeno libero di scegliere il mio candidato.
    è uno schifo, mi fanno vergognare di essere italiano.

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