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Terza fase dell’attacco israeliano Il ruolo della varia disinformazione

gennaio 7, 2009 di Redazione 

Il “conto” dei morti palestinesi sale a 700 (contro i 7 israeliani), con oltre 3000 feriti. Ieri c’è stata la prima tregua umanitaria di tre ore: Israele ha acconsentito dopo l’uccisione di 40 civili palestinesi ospitati in una scuola dell’agenzia Onu per i rifugiati. In una intervi- sta ad Haaretz un ufficiale dell’esercito ha rivelato che la “linea” dell’aggressività nasce dall’esigenza di contare meno perdite possibili tra i soldati, perchè la guerra non diventi impopolare. Cresce l’odio nei confronti di Israele nei Paesi arabi. Diario di Gaza     di LUANA CRISARA’

di LUANA CRISARA’

Il governo israeliano di sicurezza ha deciso mercoledì di continuare l’attacco contro Hamas, ma ha mandato un inviato in Egitto per valutare la proposta di tregua permanente franco-egiziana annunciata dal presidente Mubarak, che prevede lo schieramento di truppe internazionali al confine egiziano con Gaza. Il segretario di stato statunitense Condoleeza Rice ha dichiarato che gli Usa appoggiano la proposta. Dopo la prima fase dell’attacco iniziata il 27 dicembre scorso con i raid aerei e la seconda cominciata il 3 gennaio con il lancio dell’offensiva di terra, Israele inizia la terza fase dell’offensiva che prevede l’ampliamento delle operazioni militari.

Tel Aviv ha deciso mercoledì una tregua di tre ore al giorno per consentire l’entrata di aiuti internazionali nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom. Anche il braccio armato Hamas, le Brigate Ezzeddin Qassam, ha sospeso il lancio di razzi verso Israele durante la tregua provvisoria. La decisione di Tel Aviv viene dopo l’uccisione di quaranta civili palestinesi rifugiati in una scuola gestita dall’agenzia Onu per i rifugiati, l’Unrwa, nel campo profughi di Jabaliya. Secondo fonti israeliane nel cortile dell’edificio colpito erano presenti alcuni miliziani di Hamas, l’Onu nega la presenza di uomini armati all’interno della scuola.

Dopo la guerra in Libano del 2006 Israele ha imparato che la morte di un gran numero di soldati erode il consenso popolare, quindi preferisce usare tattiche aggressive per salvare la vita delle proprie truppe. “Per noi avere cautela significa essere aggressivi”, ha dichiarato un ufficiale al quotidiano Haaretz.

A quasi due settimane dall’inizio dell’attacco sono 700 le vittime e circa 3085 i feriti palestinesi, 7 morti e 104 feriti tra le truppe israeliane. Quattro dei militari uccisi sono stati colpiti da fuoco amico. Secondo fonti mediche palestinesi sarebbero circa 220 i bambini palestinesi uccisi durante i bombardamenti.

A complicare la situazione si aggiunge la disinformazione e la propaganda da parte dei media arabi ed israeliani, ma anche occidentali. Alcuni canali satellitari e la stampa araba continuano a trasmettere immagini cruente in cui vengono mostrati con insistenza i corpi dei bambini palestinesi vittime degli attacchi, ciò aumenta l’odio e la rabbia di arabi e musulmani contro Israele. D’altro canto in Occidente Hamas viene spesso descritta come un’organizzazione terroristica dimenticando che è innanzi tutto un movimento politico che ha vinto le elezioni democratiche nell’Autorità Nazionale Palestinese, Anp, del gennaio 2006. Elezioni volute dalla presidenza statunitense, durante le quali erano presenti molti osservatori internazionali.

Continuano intanto le proteste in tutto il mondo arabo-islamico. In Turchia è stata organizzata mercoledì una manifestazione dopo che il premier Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che il suo governo è pronto ad inviare osservatori e soldati nell’area del conflitto se il Consiglio di Sicurezza dell’Onu lo richiedesse. Sono state organizzate manifestazioni di protesta anche in Tunisia, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan, Yemen e Cisgiordania.

Luana Crisarà

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