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‘The Millionaire’ di Boyle. Mumbay, la vita nei quartieri poveri. L’amore

gennaio 5, 2009 di Redazione 

E’ il martedì del cinema. Ed è an- che giorno di festa. Una possibile buona occasione per passare in sala. E per vedere, ad esempio, questo film candidato a ben quattro Golden Globe con la cui recensione cominciamo l’avvicinamento ai principali premi americani. di Valentina DI NINO

Nella foto, l’infanzia del protagonista nel film di Danny Boyle

di Valentina DI NINO

Come a tutti i protagonisti dei film di Danny Boyle, anche a Jamal Malik, tocca correre parecchio. Ogni tanto anche lui, come gli emaciati tossici di “Trainspotting”, corre per sfuggire alla polizia ma quello che Jamal tutti i giorni deve allontanare è qualcosa di più grande: la miseria e l’inumana crudeltà che segna l’infanzia e l’adolescenza nei sobborghi di una città del terzo mondo. Della sua storia, all’inizio del film “Millionaire”, non conosciamo niente. Il regista ci porta subito in tutt’altro ambiente, quello patinato e pieno di lustrini degli studi televisivi dove si svolge uno degli show piu’ seguiti del mondo. Jamal Malik lo conosciamo lì, seduto su uno sgabello, davanti al popolare presentatore, intento a riflettere su che risposta dare. Il quiz di cui è protagonista è il globalmente noto: “Chi vuol essere milionario” e il nostro eroe si trova, incredulo lui per primo, a dover rispondere alla domanda finale, quella da venti milioni di rupie. Ma come è arrivato lassù, in cima alla piramide del montepremi, un figlio degli slums di Mumbai? Ce lo racconterà Danny Boyle nelle due ore che seguiranno.
Non ha potuto studiare Jamal Malik, era troppo impegnato a salvarsi la pelle, ma riuscirà a rispondere con facilità ad ogni domanda, perchè ognuna lo porterà a riaprire il cassetto dei suoi tristi ricordi. Il “ragazzo del thè” di un call center, sempre piu’ consapevole dell’assurdità del destino, affronta sgomento ogni scalino che lo riporta ad esperienze passate, una piu’ squallida e dolorosa dell’altra, ma sempre illuminate da un raggio di luce, dapprima timido, poi sempre piu’ forte, infine abbagliante: Latika, compagna di sventure sin dalla piu’ tenera età e unico grande amore e speranza del ragazzo delle baraccopoli.
Ma chi ci crede che un miserabile possa arrivare a giocarsi la sua unica chance di cambiare vita solo grazie alla testardaggine e alla cotta decennale per una ragazza? In questo mondo che ha scelto di pensare che credere in qualcosa di buono sia una posizione da fessi, non ci puo’ credere nessuno (a rischio di non sembrare fesso) e tantomeno l’Ordine Costituito, quello stesso che partecipa a condannare migliaia di esseri umani di tutte le età a una vita da bestie randagie, e decide che è chiaro, Jamal Malik, non avrebbe mai potuto sapere tutte le risposte a meno di non ricorrere, come uso della gente della sua razza, a un colossale imbroglio.
Questa volta, purtroppo, al nostro eroe non riesce di scappare e così, dopo essersi preso un’abbondante dose di bastonate, lo vediamo affannarsi a spiegare (con poche speranze di essere compreso) alle Istituzioni, come c’è arrivato a quelle risposte, che cosa erano per lui quelle domande, insomma, a raccontare come si vive in quel paese se non si ha qualche soldo o una divisa addosso. E la storia è talmente incredibile che anche il funzionario di polizia si accorge che non puo’ essere una bugia.
Questa vicenda surreale, raccontata con la necessaria crudezza, si svolge tutta in ambienti degradati e corrotti; i personaggi sono fortemente caratterizzati, maschere che rappresentano il lato piu’ abbruttito dell’umanità. C’è il fratello del protagonista, Salim, che reagisce alle difficoltà in tutt’ altro modo rispetto a lui, non ha la fortuna di conoscere la forza salvifica dell’amore e diventa un tipaccio spietato che vuole restituire al mondo tutta la violenza che il mondo gli ha insegnato, salvo poi, naturalmente, redimersi nel finale; c’è l’immancabile boss della baraccopoli e un altro paio di loschissimi figuri, che girano gli slums alla ricerca di bambini da utilizzare nei modi piu’ inumani e ci sono anche i turisti occidentali, attratti dall’India e dalle sue bellezze, che pretendono di alleviare le sofferenze di chi incontrano per le strade, mollando banconote verdi in quella che ritengono essere una forma di grande generosità e disinteressata filantropia. Ma su tutto questo marcio si erge luminosa l’idea del Bene, Latika, il Vero Amore, un angelo, caduto chissà come nell’inferno di Mumbai.
C’è il degrado in “Millionaire” ma anche il mistero, i colori, le mescolanze, le contraddizioni dell’India, di cui il giovane Jamal, come un contemporaneo Kim, percorre il territorio in lungo e in largo, in compagnia del fratello, alla ricerca di qualcosa che arriva ad essere speranza solo quando rivive il pensiero di Latika, ma tutte le altre volte si ferma ben prima, a un tozzo di pane e un giaciglio per la notte. Nella speranza di ritrovarsi vivi il mattino dopo.
Sarà pure un gran melodrammone questo film, candidato, per ora, a ben quattro Golden Globe, ma ci viene servito in una saporitissima salsa “techno”, con i suoni ossessivi e i colori allucinati e vividi di Danny Boyle, che segue le peripezie dei giovani protagonisti, sostenendo le loro fughe e la loro lotta per la sopravvivenza con il ritmo sincopato di una colonna sonora adrenalinica e l’occhio veloce di una regia molto opportunamente aggressiva.

Valentina Di Nino

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