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Pagellone della politica italiana ’08 I voti per un anno che si è chiuso

dicembre 31, 2008 di Redazione 

Gli ultimi dodici mesi nelle nostre pagelle. ”Promossi” Di Pietro e Gianfranco Fini politico dell’anno per il Politico.it. Voto basso sia a Berlusconi sia a Veltroni. Ma il giudizio peggiore tocca ancora a… la politica italiana in generale. Leggiamo il pagellone di quest’anno. di Luca LENA

Nella foto,

Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro

di Luca LENA

Di Pietro: 7

E’ il nome che più di ogni altro sembra salvarsi dal marciume della politica odierna; sarà per la sua umana capacità di espressione, per il vigore e la fede che sembrano emanare le sue parole e la foga con cui difende le questioni più delicate, come il rispetto della legge e il perseguimento della giustizia. Sta di fatto che neanche i recenti scandali che vedono implicato suo figlio sembrano scalfire l’aura di fiducia che l’ex magistrato si è costruito in questi anni di politica. Ovviamente dall’inizio del 2008 sono stati commessi errori e ingenuità anche da parte sua, ma ciò riguarda maggiormente assunti politici che, nel caso di Di Pietro, hanno minore importanza della moralità soggettiva e degli ideali che l’IDV porta avanti con fervore. L’unione con il PD durante le elezioni e i successivi attriti con Veltroni hanno contribuito a peggiorare la salute del centrosinistra, ma il partito di Di Pietro continua a crescere, così come si è visto alle amministrative in Abruzzo, e al momento rappresenta il vero contraltare alla presenza berlusconiana.

Fini: 7

Nonostante l’alone di misteriosa sventura che negli ultimi anni sembra avvolgere la presidenza della Camera, c’è da scommettere che Fini non si troverà a fare gli scongiuri nell’occupare il ruolo del predecessore Bertinotti. Pragmatico e risoluto nell’esporre le proprie posizioni, così come si è dimostrato saggio e paziente nell’accettare un ruolo governativo inferiore alle sue aspettative. Ancora una volta razionale nella scelta delle parole ma caparbio e coerente con la visione del mondo che evolve, come quando recentemente ha ribadito il ripudio delle atrocità fasciste, senza dimenticare le responsabilità annesse alle parti sociali del tempo che ne furono coinvolte.
Gianfranco Fini incarna forse lo stereotipo del politico più in sintonia che le mutevolezze del tempo e del sentore pubblico, dimostrando anche nel corso di questo 2008 di non temere strappi ideologici con le radici cui trae origine il suo pensiero.

Bossi: 6,5

La Lega ha sorpreso tutti, anche se stessa. Con un consenso capillare su tutto il territorio ha rappresentato il valore aggiunto per la vittoria del PDL. Ancora una volta Bossi ci ha visto giusto e perfino adesso che l’unica priorità sembra essere quella del federalismo, il partito si mostra attendista, senza scatenare risse dialettiche di coalizione, pur manifestando inflessibilità sul rispetto degli accordi stipulati prima delle elezioni con Berlusconi.
Bossi e i suoi sembrano aver raggiunto una saggezza politica che unita alla solita fermezza potrebbe realmente portare a risultati concreti.

Berlusconi: 6

Riuscire a dare una valutazione al premier è davvero un compito non poco complicato. Non certo per eventuali inclinazioni politiche che inficino un giudizio obiettivo, ma piuttosto per la poliedria di facce che ogni politico dimostra di possedere e che, nel leader del PDL, arrivano a adombrare anche la più manifesta maschera pirandelliana. Berlusconi vede chiudere il 2008 con l’ennesimo successo elettorale, salendo a capo del governo per la quarta volta e rafforzando una leadership interna che ormai non ammette rivalità o insidie, se non quelle dell’età che avanza inesorabile.
Riuscire a coniugare la volontà di potenza dei singoli partiti di coalizione, traducendola al pubblico come una serena reciprocità d’intenti, non era certo cosa facile. E nella politica attuale, dove coalizione fa rima con compromesso a scapito degli ideali, il premier ha dimostrato ancora una volta di saper gestire un gruppo e di poter controllare un paese con le proprie mani, soffocando le mire ambiziose interne e irridendo i rischi di detronizzazione dall’esterno. Ma nel calderone di consensi e successi plebiscitari le note stonate arrivano a pesare sulla questione etica di un uomo e di un partito che impugna la legge e il potere con afflati monarchici. Ancora irrisolti appaiono le questioni morali che riguardano l’eventuale conflitto d’interessi, il sempre meno marcato confine tra politica e imprenditoria, il poco democratico annientamento di un dialogo parlamentare con l’opposizione. Sicuramente più positive le vicende politiche che ha saputo affrontare con pragmatismo efficace, come la vicenda napoletana dei rifiuti e la situazione Alitalia, per quanto entrambe non possano definirsi archiviate.

Tremonti: 6

Ormai fedele scudiero di Berlusconi al ministero dell’Economia, si è trovato ad affrontare l’ennesima crisi economica ed a varare il nuovo DPEF. Un po’ più in ombra rispetto alle precedenti legislature, ha però dimostrato maggior senso logico e razionale di altri colleghi della maggioranza. Si è barcamenato tra imposizioni di partito e direzioni economico-politiche ineludibili, segnalandosi anche come autore di libri di successo che hanno anticipato l’attuale crisi mondiale.

Napolitano: 5,5

Ha raccomandando calma e concertazione tra le fazioni politiche, recitando la parte del buon padre di famiglia che è da sempre il ruolo di facciata del Presidente della Repubblica. Sulla promulgazione del lodo Alfano, invece, ha ricevuto critiche da più parti, trovatosi stretto nella morsa tra un “atto dovuto”, citando le parole di Veltroni, e il vaglio di una legge che forse avrebbe dovuto percorrere i gangli costituzionali e non quelli dell’iter ordinario.

Brunetta: 5,5

Sarebbe potuto diventare premio Nobel ma alla fine ha sacrificato la più alta onorificenza mondiale spinto da un’improvvisa vocazione filantropica per la politica. Questo è quello che ha riferito durante un’intervista a Matrix, il programma di Enrico Mentana. E certamente le qualità sul piano caratteriale le ha dimostrate: avere le idee chiare e il pugno duro sono doti che non dovrebbero mancare a chi gestisce un ministero. Ma forse non basta solo questo nell’era della comunicazione globale, dove ogni affermazione e gesto viene amplificato e scandagliato nei minimi dettagli. E’ nel buon senso che il Ministro del Lavoro Brunetta ha fallito, nella capacità di trovare una coerenza accettabile nelle proposte da vagliare,specialmente per ciò che riguarda la legge “anti-fannulloni”, che ha raccolto un intreccio irrisolto di consensi e critiche. Eppure, oltre la sostanza del provvedimento che pare sorgere su nobili intenti, ciò che non va giù ai critici è il sospetto che si sia puntato il dito su categorie che meriterebbero meno di altre una simile severità. Ed è qui che la capacità di giudizio del ministro Brunetta ha incontrato gli scogli maggiori: di fronte alla presunta iniquità di una giustizia mal calibrata tra diverse categorie sociali, anche la legge più giusta finisce per essere mal vista.

Gelmini: 5

E’ un’esponente della nuova politica o di quella che dovrebbe raccogliere il testimone dalla gerontocrazia attuale. Le è stato assegnato il Ministero dell’Istruzione e con la riforma scolastica e universitaria ha scatenato un polverone di proteste e occupazioni. Il suo non era un compito facile, giacché il problema di uno stravolgimento della gestione universitaria andava affrontato in maniera forzosa. Ma lungo la strada ha perso di vista i punti centrali della manovra da attuare, sacrificando anche quelli da preservare. Si è finito per fare un guazzabuglio della già complicata organizzazione universitaria, con l’impressione di aver cercato di cambiare tutto per non rischiare di cambiare nulla.

Carfagna: 5

L’ex showgirl è approdata al governo sotto una pioggia di critiche e isterismi tra quelli che storcevano (e storcono) il naso di fronte all’inserimento politico di chi all’attivo aveva solo presenze televisive e servizi fotografici. Ma ciò che non uccide fortifica, cosicché le accuse spesso eccessive rivoltele hanno finito per disfarsi nella legittima difesa dell’interessata, la quale ha rovesciato la situazione appellandosi al diritto di pari opportunità e minacciando azioni legali contro chi si fosse permesso di calunniarla. In questo caos diplomatico ante-parlamentare si è in parte perso di vista la reale responsabilità che le veniva assegnata all’interno dell’esecutivo. In breve, infatti, ha scosso gli ambienti istituzionali e le strade italiane con la legge contro la prostituzione, per poi incunearsi, sull’onda di un afflato intollerante, nella diatriba sulle unioni gay, con dichiarazioni apertamente estremiste e in parte discriminatorie nei confronti delle minoranze sessuali.

Veltroni: 5

Se la radice è malata anche il busto finirà per appassire, così Veltroni, che aveva sotto i piedi le macerie del crollo prodiano, ha provato a ricostruire ma senza spazzare via le inutili immondizie del passato. Con il PD è venuto fuori un mezzo fallimento che trema e sussulta in nome di un futuro che dovrebbe crearsi da solo. Il leader del partito democratico, pur possedendo carisma e personalità, è incapace di crescere e di gestire il gruppo, a causa della sghemba organizzazione partitica. Ha perduto la battaglia elettorale con Berlusconi, anche se le maggiori responsabilità della sconfitta non lo vedono come principale imputato. Le critiche da muovergli riguardano semmai la gestione successiva alle elezioni; la formazione dell’opposizione, l’incapacità di circondarsi di ruoli subalterni che lo avrebbero congelato a leader inattaccabile di partito. Ma la lenta e abulica agonia del PD è arrivata perfino a metterne in discussione la stessa leadership, che affronterà l’ultimo banco di prova con le imminenti elezioni europee.

POLITICA GENERALE: 2

Scindiamo volutamente la voce politica dal resto dei parlamentari che la compongono quasi fosse un’entità indipendente dalle mani cui trae origine. E’ forse questo il più grande paradosso, almeno teorico, del nostro paese: una mancata percezione di coordinamento tra i politici e la manovra politica che dovrebbe scaturire dal loro lavoro. Si parla molto di “questione morale” ed è forse in questo aspetto che si può trovare la trincea che divide gli operatori politici dagli effetti delle loro manovre. Non perché manchi una questione morale ma, al contrario, perché parlandone senza limiti si finisce per perderne il senso pratico e, come ogni parola inflazionata dal tempo, si rischia di vederla frantumata in voci senza significato. La questione morale esiste ed esisterà sempre, ma fin quando tutti propugneranno una propria versione del problema sarà difficile distinguere la libertà d’espressione relativista da una forma assoluta d’indifferenza, rimestata in un ipocrita gioco al dialogo fino all’estenuante crollo di senso. E’ la politica che, con i suoi adepti, si affanna e spreca fiato cosciente o meno di non muovere un passo verso i propri doveri. Roberto Saviano, intervenendo sulla mafia e sui meccanismi di corruzione radicati nel sud Italia, ha detto che sarebbe inutile rimpastare i vertici del potere con personaggi lindi e incensurati, se prima non si riuscisse a sgrassare gli ingranaggi di un sistema che è malato alla radice. Un discorso che può essere mutuato anche a tutta la politica attuale. Ciò che genera sfiducia in società non sono più gli uomini ma una sorta di invisibile patologia degli ambienti istituzionali. In questo modo, tutti possono sentirsi liberi di dire qualsiasi cosa, come se le parole provenissero da gole profonde isolate dal contesto in cui parlano, depredando di coerenza e valenza pratica ogni proposta. Se dunque si è perduta la fiducia negli uomini, poiché essi hanno perduto il controllo sulla politica stessa, è proprio attraverso i politici e solo grazie ad un cambio radicale nella loro etica che si può sperare in un miglioramento. La vera “questione morale”, dunque, riguarda gli uomini che in questi giorni ne discutono, coloro che puntano il dito lontano dal proprio sguardo, dimenticando di essere gli unici a dover vedere lontano.

Luca Lena

Commenti

One Response to “Pagellone della politica italiana ’08 I voti per un anno che si è chiuso”

  1. kürtler on gennaio 1st, 2009 12.48

    thanks for infos

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