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I retroscena dell’attacco di Israele a Gaza. Preparato mentre trattava

dicembre 28, 2008 di Redazione 

Secondo quanto riferito da fonti del ministero della Difesa al quotidiano israeliano Haaretz l’esercito di Olmert lavorava all’offensiva da almeno sei mesi, mentre era in corso la trattativa per ristabilire la calma nella regione. Prima di sferrare l’attacco Israele ha atteso di vedere quale sarebbe stato l’atteggiamento palestinese alla fine della tregua. I più importanti leader politici israeliani sono stati informati solo nella notte tra venerdì e sabato. E ora il ministro Barak minaccia di ampliare l’azione. Le reazioni nei paesi arabi. I tentativi diplomatici. Le pri- me quarantottore di LUANA CRISARA’

di LUANA CRISARA’

Sono 282 le vittime dell’attacco che l’esercito israeliano ha sferrato sabato mattina contro la Striscia di Gaza, mentre i feriti sono circa 700, secondo la tv satellitare al Jazira. Per fare bilanci definitivi bisogna però aspettare la fine dell’”operazione piombo fuso” che Israele stava preparando da diversi mesi. Il vasto attacco non è infatti il risultato dell’inasprirsi degli attacchi condotti da Hamas negli ultimi giorni. Secondo quanto è stato riferito al quotidiano israeliano Haaretz da fonti all’interno del ministero della Difesa, l’esercito prepara l’offensiva da almeno 6 mesi, nonostante Israele avesse iniziato trattative con Hamas per ristabilire la calma nella regione. L’operazione ha ricevuto l’approvazione finale lo scorso 18 dicembre anche se Israele prima di andare all’assalto ha aspettato di vedere come avrebbe reagito Hamas alla fine del cessate il fuoco.

La disinformazione che ha preceduto l’attacco, sempre secondo le fonti vicine al ministero della Difesa, ha colto di sorpresa Hamas. La pianificazione dell’operazione è stata condotta con estrema segretezza. I più importanti leader politici israeliani sono stati informati dell’imminente attacco solo tra la notte di venerdì e la mattina di sabato, mentre il presidente egiziano Hosni Mubarak è stato informato dal ministro degli esteri di Israele pochi giorni fa.

Il presidente dell’autorità palestinese, Mahmud Abbas, ha dichiarato questa mattina durante una conferenza stampa al Cairo che si sta impegnando a livello diplomatico per far cessare il fuoco. “Ho telefonato al re saudita Abdallah, al presidente siriano Bashar al-Asad, al segretario generale dell’Onu Ban Ki Mon, al ministro degli Esteri spagnolo ed ho sentito i rappresentati di Hamas nella Striscia per risolvere la situazione” ha detto Abbas. Olmert, dal canto suo, ha dichiarato che l’operazione potrebbe continuare più a lungo del previsto, mentre il ministro della difesa Ehud Barak minaccia di ampliare l’attacco.

Intanto nelle diverse capitali arabe la gente si riversa in piazza per protestare contro la carneficina che Israele continua a perpetrare nonostante la condanna della comunità internazionale. Le manifestazioni più importanti si stanno svolgendo nella capitale yemenita, Sanaa e a Beirut, in Libano. Anche nella capitale siriana la gente è scesa spontaneamente in strada per mostrare solidarietà al popolo palestinese dopo che il leader di Hamas, Khaled Meshaal ha invitato ieri da Damasco la popolazione palestinese a scatenare una terza Intifada. Durante le manifestazioni vengono sventolate le bandiere verdi di Hamas e bruciate quelle statunitensi. Sono state organizzate cortei di protesta anche ad Hebron e Ramallah, in Cisgiordania.

Ma come hanno dichiarato i maggiori esponenti di Hamas l’attacco sionista non fermerà il movimento di resistenza islamica Hamas. Sono stati infatti lanciati questa mattina dei razzi che hanno colpito le città israeliane Ashkelon e Ashdod, senza causare morti o feriti.

Luana Crisarà

Commenti

3 Responses to “I retroscena dell’attacco di Israele a Gaza. Preparato mentre trattava”

  1. Vincenzo Natoli on dicembre 31st, 2008 20.17

    hamas ed hezbollah.
    Due facce della stessa moneta.
    E la moneta si chiama “Paesi banditi”:
    ovvero Iran e Siria in primo luogo;
    a seguire tutti gli altri paesi islamici non moderati.
    Noi europei, gli americani e gli “occidentali” in genere
    non abbiamo il coraggio di afferrare il toro per le corna.
    Non c’è bisigno che Israele faccia azioni militari
    contro i banditi che sparano razzi.
    Bisogna che il mondo civile prenda drastici provvedimenti
    contro chi fornisce i razzi ai banditi di Hamas ed Hezbollah

  2. Antonio on gennaio 2nd, 2009 09.28

    Secondo me, Vincenzo, è sbagliato assimilare Hamas ad altri movimenti più o meno terroristici. La situazione dei palestinesi non è la stessa dei libanesi, o dei siriani o degli iraniani; i palestinesi sono un popolo senza stato: la loro è una lotta, non è (puro) terrorismo, ha delle ragioni comprensibili. Tanto più che non mi risulta Hamas faccia più terrorismo e risponde, invece, abbastanza limpidamente alle sollecitazioni della comunità internazionale. Sì, credo proprio che la tua analisi sia sbagliata

  3. curzio on gennaio 13th, 2009 18.36

    E’ inutile cercare di abbattere il muro della menzogna e dell’informazione mediatica… le parole di Vincenzo sono un esempio di mancanza di conoscenza mista a becera rabbia. Ormai il pensiero unico ha devastato, insieme alle coscienze, anche il cervello dei consumatori di false notizie.
    Un consiglio: leggere qualcos’altro, oltre i quotidiani da metropolitana farebbe bene.
    Ma tanto…

    curzio

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