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Intervista al segretario Pri Nucara: “Sì al nucleare. Gelmini condivisa”

dicembre 12, 2008 di Redazione 

E’ il più antico partito italiano. Una storia fatta di anti-fascismo, di centrosinistra. Oggi, nel centrodestra (anche se una parte di repubblicani ha scelto il Pd). Abbiamo sentito il suo segretario per capire più a fondo il senso delle scelte. Il pezzo, di Luca Lena.

Nella foto, il segretario del Partito repubblicano italiano Francesco Nucara durante una trasmissione delle testate parlamentari Rai, mostra il giornale del suo partito

di Luca LENA

Combattuti tra la scelta di un sacrificio d’unione o di un’indipendenza solitaria; alla continua ricerca di spazio per mantenere un’autonomia rappresentativa, senza mai sacrificare l’ideale in cui affondano le radici. E’ questo che contraddistingue la realtà politica dei partiti minori, in cui si inserisce anche il PRI di Francesco Nucara, segretario nazionale dal 2001 del più antico partito d’Italia. Con lui abbiamo discusso del valore dei piccoli partiti e del legame con il Pdl, scoprendo che a volte le idee degli uomini non riproducono il mero riflesso dello schieramento in cui sono inglobati, ma rappresentano la visione indipendente di un orgoglioso storicismo partitico.
Onorevole Nucara, quale significato hanno i partiti minori nella politica odierna?
“I partiti piccoli sono costretti ad un rifugio politico nelle formazioni grandi, ma non si è piccoli allo stesso modo. Con tutto il rispetto verso altri partiti minori, noi abbiamo una storia diversa, un simbolo che ci affianca sin dalle origini, così come la sede ed il giornale. E’ su questo che possiamo fare un distinguo tra noi e il resto della politica considerata minore. Ovviamente i problemi ci sono comunque, a cominciare dalla legge elettorale definita una porcata dallo stesso autore”.
Le difficoltà che incontrano i piccoli partiti sono anche dovute alla preponderanza mediatica di chi detiene il potere, costringendo gli altri a nuove forme di manifestazione pubblica? La vittoria di internet sulla piazza insomma?
“Certamente nel PRI abbiamo poca forza organizzativa e mediatica. Eppure per il bicentenario di Mazzini i giovani si sono fatti sentire. Non è vero che le generazioni moderne non vogliono fare politica, è esattamente l’opposto se dovessi basarmi sulla mia esperienza personale. Quello che più mi preme è cosa lasciare al PRI, perché nel nostro partito i giovani arrivano in continuazione. A questo proposito Capezzone dice di chiudere con i partiti vecchio stile e aprire ad internet e blog per una nuova democrazia. Ma mi chiedo come si possa selezionare la classe dirigente senza una comunicazione diretta. Ad esempio, nel 1983, in parlamento i deputati venivano tutti dall’interno del partito. L’unico “anomalo” era Spadolini, ma a lui si poteva concedere qualsiasi eccezione”.
Come spiega la scelta di stare nel centrodestra?
“Quando ci siamo alleati col Pdl in molti hanno storto il naso perché siamo considerati un partito di sinistra nei contenuti, ma forse dimenticano che negli anni ’50 siamo stati alleati della DC, e negli anni ’70 eravamo avversari dei comunisti.
Siamo nella maggioranza perché condividiamo in gran parte la loro visione del paese, soprattutto in materia di politica estera, ovvero per ciò che identifica maggiormente l’inclinazione di un governo. Siamo inoltre d’accordo sul ritorno al nucleare e sulla liberalizzazione dei servizi, anche se in questo senso stiamo procedendo molto lentamente.
Per quanto riguarda altri aspetti, in materia di giustizia abbiamo presentato un disegno di legge per l’abolizione delle province. Inoltre auspichiamo una regolamentazione per ciò che concerne il cosiddetto “testamento biologico”, il quale al momento sembra un obiettivo difficile da raggiungere, ma in passato lo era anche il divorzio e tutti sappiamo com’è andata”.
E per quanto riguarda la riforma Gelmini?
“Sulla riforma Gelmini credo che il PD dovrebbe smettere di limitarsi a fare ostruzionismo. Da notare, invece, il comportamento del senatore democratico Nicola Rossi il quale, in favore del provvedimento governativo, ha preferito uscire dall’aula per non votare contro la propria coalizione”.
Dunque l’accordo col Pdl non è una svolta ideologica, ma solo la ricerca di una maggiore partecipazione politica.
“Sicuramente. Rimarremo con il Pdl fin quando non deciderà che dovremo morire. La nostra storia ci ha visto attraversare l’evoluzione del paese, dalla monarchia al fascismo, eppure siamo sopravvissuti a tutti. Anche il nostro giornale, “La Voce Repubblicana”, fu immediatamente riaperto con la caduta di Mussolini. Siamo sempre stati un partito di minoranza, o meglio, come diceva Togliatti: “Un piccolo partito di massa”. Ma nonostante ciò bisognerebbe rispettare queste realtà; nel nostro paese si tutelano le minoranze religiose, sessuali ed etniche, ma non quelle politiche. Poiché si governa bene non perché ci sono meno partiti ma quando i partiti sono coesi. L’ultimo Prodi, ad esempio, è caduto per questo motivo. E’ chiaro che, come partito minore, dobbiamo accettare qualche piccolo compromesso per mantenere in vita un’ideale forte che ci identifichi. In ogni caso, per farlo non è obbligatorio essere al governo”.
Come giudica la scissione con Luciana Sbarbati e la fondazione del “Movimento Repubblicani Europei”?
“Luciana si è allontanata per il fatto che siamo da sempre considerati di sinistra e non le piaceva la nuova etichetta. Ma con lei ho sempre avuto un ottimo rapporto e continuo ad averlo anche oggi. Non c’è nessuna reale differenza tra il PRI e il MRE: è solo una diversità di facciata”.
Quali crede che siano le differenze tra Sinistra e Destra, anche in rapporto al passato?
“Fini si è liberato di alcune catene, rinnovando la classe dirigente. Anche il Pd ha fatto la stessa cosa ultimamente, affiancandosi ad una democrazia occidentale e allontanandosi dalla vecchia concezione comunista. Ma la differenza sostanziale riguarda la leadership: a destra è unica e indiscussa ed è questo che tiene unita la maggioranza. Al contrario nella sinistra odierna non si può dire la stessa cosa”.
Una domanda di attualità: cosa pensa della recente sentenza per i fatti alla scuola Diaz?
“Solo in Italia si possono mettere a giudizio le forze dell’ordine. Non voglio certo giustificare i poliziotti, ma è giusto ricordare che si trovino ad essere bersaglio di sassaiole. A livello umano è concepibile un’ovvia reazione da parte dei poliziotti attaccati continuamente durante le sommosse. Ma d’altronde cosa possiamo aspettarci da un paese in cui si processa perfino il direttore del Sismi?”.
Cosa si aspetta dal futuro?
“Per i giovani voglio creare infrastrutture culturali. Indipendentemente dal PRI, mi piacerebbe che si continuasse a fare politica. Per il resto posso dire che ho preso il partito quando era un malato terminale, l’ho portato in coma vigile, mentre adesso è in convalescenza. Spero che tra un po’ possa rialzarsi e camminare”.

Luca Lena

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