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Mondo arabo/Mediterraneo. Storia dimenticata: su eunuchi e castrati

dicembre 2, 2008 di Redazione 

La pratica dell’evirazione risale a 4000 anni fa e attraversa sia la storia cinese e araba sia quella bizantina e occidentale. Nell’antichità le persone che la subivano potevano diventare anche molto ricche e importanti. Andiamo a ricostruire l’evoluzione di questo fenomeno nell’ambito della nostra ricerca su Mondo arabo&Mediterraneo, sviluppata, come sempre, dalla nostra Luana Crisarà.

di Luana CRISARA’

Il Mediterraneo è una realtà quanto mai complessa ed eterogenea. Spesso è percepito come una frontiera che separa l’Occidente dall’Oriente, come un’area di confine che divide il mondo industrializzato dai Paesi in Via di Sviluppo. Ma se si osserva il Mediterraneo sotto una luce differente, considerandolo un “mosaico” di voci spesso dimenticate, un luogo di scambi, incontri e spesso di scontri, emerge uno scenario tutto nuovo da decifrare. Allora anche il modo di raccontare il passato e di concepire il presente cambierà. “La casa della storia non è più concepita come un edificio finito quanto piuttosto come una rovina” , scrive Iain Chambers nel suo libro “Le molte voci del Mediterraneo”, indicando come “sotto l’armonia ufficiale del passato giacciono regioni più vaste di tracce sedimentate e una topografia fluida di memorie scartate e di vite dimenticate che dimorano nel tempo; un tempo che è sempre ora“. Narrare memorie marginalizzate dalla storiografia tradizionale ci permette così di comprendere l’impossibilità di una visione definitiva e finita dei “fatti” e di capire come il Mediterraneo sia una realtà complessa e vasta, che non comprende solo i Paesi del bacino, ma si estende fino all’Oriente più estremo.

Tra le tante voci che sono state rimosse e tralasciate per molto tempo ritorna sommessa quella di eunuchi e castrati, che subivano o si sottoponevano volontariamente ad operazioni di mutilazione dell’apparato genitale. Spesso visti come esseri perfidi, riprovevoli e maleodoranti: “Puzzi come un eunuco”, così si poteva essere offesi in Cina durante il periodo imperiale.
Quello che spesso si dimentica però è che la diffusione della pratica dell’evirazione risale a 4000 anni fa e che spesso gli eunuchi e i castrati diventarono uomini potenti e molto ricchi. Come nell’impero bizantino, dove s’impadronirono delle leve del potere, fino ad arrivare ai ranghi più alti dell’esercito, dell’amministrazione e della Chiesa. A Bisanzio e poi in Europa i castrati furono apprezzati per le loro doti vocali. Uno degli effetti fisici della castrazione è infatti la mancata discesa della laringe, che permetteva di mantenere, a coloro che venivano castrati da bambini, quelle voci bianche e angeliche che deliziavano i papi e il pubblico dei teatri di corte in Italia e Spagna.
Comprendere i punti in comune e le differenze tra le varie forme che il fenomeno ha assunto è il punto di partenza per capire fino a che punto l’evirazione sia un’eredità comune, a cavallo tra presente e passato, tra Occidente ed Oriente. Parlando di evirazione è bene sottolineare la differenza tra eunuchi e castrati. L’istituto degli eunuchi (dal greco antico “custodi del letto”) è collegato alle corti di imperatori e re: essi avevano il compito di occuparsi del sovrano e dei luoghi interdetti, come gli harem. In alcuni luoghi gli eunuchi non subivano l’asportazione delle parti genitali, come i primi eunuchi dei califfi abbasidi.
Sin dalla sua apparizione, la pratica della castrazione fisica è collegata ai riti sacrificali per la fecondità della terra. L’evirazione è un sacrificio che consente il perpetuarsi delle stagioni. La venerazione della Grande Madre, divinità femminile che simboleggia il ciclo della natura e la mediazione tra l’umano e il divino, ha assunto numerose forme e significati: la Dea Madre degli Ittiti, il culto di Cibele a Roma, Astarte a Cartagine, la dea babilonese Ishtar, Osiride nell’antico Egitto e si ritrova ancora oggi nelle processioni durante le feste padronali nell’Italia meridionale, dove viene portata in spalla la statua della Madonna.
Le prime testimonianze storiche sugli eunuchi provengono dalla Cina e risalgono al III millennio a. C., datazione di alcune sculture antropomorfe ritrovate nella provincia di Anhui. Molti sono gli storici che riportano le vicende di alcuni eunuchi famosi, tra questi Erodoto narra la storia di Erotimo, potente eunuco della corte del re persiano Serse, che si vendicò sul mercante Panonio che l’aveva fatto evirare, costringendolo a castrare i suoi quattro figli che poi mutilarono lui. Ma gli eunuchi si ricordano soprattutto in relazione agli harem dei califfi abbasidi e dei sultani ottomani, in cui prestavano servizio come custodi. Il divieto islamico di castrare gli schiavi veniva aggirato comprando schiavi erano stati castrati al di fuori del regno, che giungevano dall’impero bizantino, oppure dai monasteri copti in Egitto. Il commercio dei castrati, a cui partecipavano musulmani, ebrei e cristiani divenne molto redditizio e portò ad una grande diffusione di queste figure che presso le corti divennero consiglieri, generali, amministratori e reggenti.
Spesso la castrazione portava alla morte di coloro che per volontà o costretti da altri venivano privati delle parti genitali. Qualora non morissero durante o a seguito della mutilazione, i castrati presentavano alcune caratteristiche fisiche quali gigantismo, assenza del pomo d’Adamo, assenza di masse muscolari, mancata discesa della laringe e tendenza all’obesità in età adulta. Un’altra conseguenza era la mancanza di pelosità, era infatti diffuso nell’area mediorientale portare i baffi come segno distintivo rispetto agli eunuchi. I modi di castrazione differivano in base al luogo. In Cina ad esempio le tecniche di castrazione erano molto avanzate, e mentre nei monasteri copti in cui si eviravano gli schiavi neri durante l’età moderna la percentuale dei ragazzi che morivano era superiore al 60%, per la stessa operazione in Cina decedeva solo il 2% – 3% di coloro che la subivano. Le modalità della castrazione sono raccontate nel resoconto dell’ultimo castrato dell’imperatore cinese, Sun Yoating morto nel 1996, all’età di 94 anni. Egli scrive che per circa un anno un eunuco anziano insegnava al ragazzo di età compresa fra gli 8 e 12 anni i costumi e le usanze delle famiglie nobili, massaggiandogli ogni sera il pene. Quando arrivava il momento dell’operazione, il ragazzo veniva steso su un giaciglio e legato per essere castrato con un coltello scaldato al fuoco. Dopo l’evirazione veniva inserita una piuma d’oca nell’uretra e tamponata la ferita. L’operazione era riuscita se il bambino orinava nel giro di un paio di giorni, in caso contrario sarebbe morto. Invece il metodo utilizzato nei centri della penisola italiana nei secoli XVII e XVIII consisteva nella somministrazione di oppio al bambino che veniva immerso in seguito in un bagno caldissimo. Quando entrava in uno stato di torpore gli venivano recisi i condotti che portavano ai testicoli, che in breve tempo si raggrinzivano e scomparivano. Fu questa la sorte toccata al più famoso cantante castrato di tutti i tempi: Carlo Broschi, in arte Farinelli.
Ma l’evirazione non è una pratica estinta, legata ai passati splendori delle corti cinese e ottomana e alla grandezza del papato. Oggigiorno esistono varie forme di evirazione che mantengono un legame con il rituali sacri. E’ l’esempio degli Hijras indiani, uomini che compiono l’operazione chiamata nirvan (escissione dei genitali) , ai quali è attribuito il dono di conferire fertilità e che spesso si prostituiscono per le strade delle maggiori città indiane. La loro vita ai margini somiglia a quella dei giovani transessuali iraniani, costretti a subire l’operazione di asportazione dei genitali per via della pressione sociale. Essere omosessuale in Iran è un reato per cui si rischia la prigione, ma non cambiare sesso. Fu lo stesso Khomeini che promulgò una fatwa che permetteva di subire l’operazione di mutilazione genitale. Molti dei giovani omosessuali iraniani si operano per avere più diritti, ma spesso vengono allontanati dalle famiglie e vivono ai margini della società.
Il fenomeno della castrazione costituisce così una trama comune che comprende non solo i Paesi del bacino del Mediterraneo ma è diffusa anche nell’Oriente più lontano, in una continuità che non è solo temporale. L’eunuco viene dimenticato e marginalizzato dalla storiografia tradizionale e descritto come personaggio esotico e lontano nei romanzi del Settecento e dell’Ottocento, figura che ritorna in chiave ironica nella commedia napoletana. Ma se approfondito e sviscerato nei suoi contenuti si presenta come qualcosa di non compiuto e finito. Non è il trittico delle “Tentazioni di Sant’Antonio” dipinte da Bosch nel quale si allude alla castrazione, collegata alla sodomia e ai culti misterici. Potrebbe essere invece la tavolozza usata dal pittore per comporre il colore nelle sue sfumature infinite, in cui rimangono delle croste di pittura anche dopo che viene ripulita. Occuparsi degli eunuchi della corte ottomana o dei castrati italiani del XVIII secolo ci permette di sollevare un po’ di polvere dalle rovine della storia e risvegliare gli interrogativi del presente attraverso le vestigia del passato, che rimangono anch’esse in parte avvolte nell’enigma.

Luana Crisarà

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