Top

Obama cita nei suoi discorsi un italiano. E’ Gioacchino da Fiore

novembre 29, 2008 di Redazione 

Franco Laratta ci propone questo “dossier” sull’Abate calabrese. Chi è il pensatore che ha ispirato il presidente eletto degli Stati Uniti d’America. Conosciamolo.

A lato, Gioacchino da Fiore in un affresco latinoamericano

GIOACCHINO DA FIORE

a cura di Franco Laratta

La vita del più celebre ‘sconosciuto’ di Calabria. Studiato e amato in mezzo mondo, ignorato in Italia. La citazione di Obama suscita grande interesse per l’Abate da Fiore

1111a. 1135 circa. 1135

Nasce a Celico. Notaio alla Corte di Palermo

Anno 1135 – Gioacchino nasce a Celico (CS). Studia a Cosenza, e viene introdotto dal padre nei Tribunali della città. Esercita anche la professione di notaio. Nel 1166 lavora nella cancelleria regia di Palermo e poi viaggia al seguito dei grandi notai del Regno Pellegrino e Santoro. Nel 1170, al ritorno di un viaggio in Terrasanta, dimora in una grotta sull’Etna, poi rientra in Calabria, si reca nella valle del Crati, quindi nel monastero cistercense della Sambucina di Luzzi. Va a Catanzaro e dal vescovo riceve gli Ordini minori e poi va a Corazzo dove assume l’abito monastico. Non molto tempo dopo i monaci lo eleggono abate. Nel mese di dicembre 1178, come abate di Corazzo, è alla corte di Guglielmo II, e fa valere con successo le rivendicazioni di possesso di alcuni territori in favore del suo monastero.

Il suo segretario eletto vescovo di Cosenza

Nel 1182 si reca all’abbazia cistercense di Casamari, dove trascorre circa un anno e mezzo. Luca di Casamari, allora suo scrivano, poi Abate di Sambucina e quindi Arcivescovo di Cosenza, afferma che dettava e correggeva contemporaneamente il libro dell’Apocalisse, il libro della Concordia e il primo libro del Salterio, con l’aiuto di altri due scrivani portati da Corazzo: Giovanni e Nicola.

Interpreta a Veroli, dinanzi alla curia di Papa Lucio III, una oscura profezia ritrovata tra le carte del defunto cardinale Matteo d’Angers. Il pontefice lo esorta a scrivere le sue opere, come è testimoniato da Luca e dallo stesso Gioacchino.

Nel 1186 fa visita a papa Urbano III nella città di Verona. Tornato in Calabria si ritira nei pressi di Rogliano, per dedicarsi alla composizione delle sue opere.

Il ritiro in Sila. Nascono i Florensi

Nel 1188 si reca a Roma e ottiene che l’abbazia di Corazzo venga affiliata all’abbazia di Fossanova Sede. Torna a Pietralata dove accoglie i primi discepoli. E’ con lui il monaco cistercense di Fossanova Raniero da Ponza, in seguito molto legato a papa Innocenzo III e al cardinale Ugolino da Ostia, futuro papa Gregorio IX. Luca di Casamari trascorre con lui a Pietralata una intera quaresima. Nell’autunno sale sui monti della Sila, e sceglie un luogo adiacente al fiume Arvo, cui egli stesso dà il nome simbolico di Fiore (oggi “Jure Vetere”), quasi per indicare una nuova Nazaret. Qui a Fiore dove prende vita la prima forma di comunità monastica florense. Nel 1190 si reca dal re ed ottiene il privilegio regio: Tancredi gli concede il possesso di alcune terre demaniali circostanti al nuovo insediamento monastico.

Confessore della regina Costanza

Nel 1194 Enrico VI, in viaggio per la Sicilia, a Nicastro, il 21 ottobre 1194, concede a Gioacchino il Tenimentum Floris, vasto territorio di boschi, pascoli ed acque che costituisce la Sila Badiale. Quindi va a corte e confessa a Palermo la regina Costanza, che diventa sua sostenitrice.

Nel 1196 Papa Celestino III, il 25 agosto, approva le costituzioni del nuovo Ordine Florense.

Nel 1200, dopo la morte di Costanza, si reca ancora alla corte di Palermo dal giovanissimo Federico II e ottiene una ulteriore donazione in Sila presso la sorgente dell’Arvo (Caput Album). Scrive la lettera-testamento nella quale elenca alcune delle sue opere, che, in caso di sua improvvisa morte, i florensi avrebbero dovuto inviare alla Santa Sede per eventuali correzioni e proclama la sua totale sottomissione alla Chiesa di Roma.

Amato e ammirato in tutto il mondo

Agli inizi del 1201l’arcivescovo di Cosenza Andrea gli dona una Chiesa in località Canale di Pietrafitta, dove Gioacchino ha già cominciato la costruzione di una dipendenza. Costruisce monasteri florensi in altre località. La sua fama cresce sempre di più: Gioacchino diventa un punto di riferimento straordinario all’interno della Chiesa, nonostante contrasti e dure contrapposizioni con il suo primo ordine di appartenenza, quello dei Cistercensi. A lui qualcuno attribuisce opere e idee che non gli appartengono e che gli procurano per molto tempo problemi con il Vaticano. In realtà lui si è sempre stato e si è sempre professato ‘uomo cattolico’.

La morte nel 1206. Il suo corpo nell’Abbazia di San Giovanni in Fiore

Nel 1206 si ammala e muore il 30 marzo 1202 a San Martino di Canale.
Dopo alcuni anni le reliquie di Gioacchino vengono traslate nel nuovo complesso abbaziale di San Giovanni in Fiore dove si trovano tuttora nella rinata e splendida Abbazia posta nel cuore del centro-storico della cittadina silana. Dai primi anni ’80 il Centro internazionali di studi gioachimini studia e pubblica le opere di Gioachino mentre ogni 4 anni organizza un congresso internazionale che porta in Sila studiosi da tutto il mondo.

L’opera e la santità di Gioacchino

Ha ispirato San Francesco, Michelangelo, Cristoforo Colombo

Gioacchino ha sempre studiato e scritto opere molto importanti al fine di dimostrare l’annuncio profetico dell’avvento di una nuova era all’insegna dello spiritualismo.

L’opera di Gioacchino da Fiore è basata su una profonda meditazione delle Sacre Scritture. Sono stati tanti, nel corso dei secoli, ad avere studiato il pensiero di Gioacchino da Fiore. L’abate calabrese, infatti, ha ispirato per secoli i più grandi pensatori, studiosi, mistici, artisti e conquistatori europei. Fra gli altri: San Francesco, San Domenico, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Dante, Cristoforo Colombo, Tommaso Campanella, Tommaso Moro. Le idee ed il pensiero di Gioacchino hanno influenzato notevolmente tutti i tentativi di un profondo rinnovamento spirituale. Le sue idee hanno trovato nuova linfa soprattutto col Concilio Vaticano II. A lui si sono ispirati quanti, durante il Concilio, hanno lavorato per una Chiesa profondamente rinnovata, aperta.

Il grande teologo gesuita e poi cardinale Henri De Lubac ha dedicato i suoi studi alle idee dell’abate calabrese in due volumi di più di mille pagine, intitolati “La posterità spirituale di Gioacchino da Fiore”.

Subito dopo la sua morte, la fama e la grande popolarità dell’abate nella gente e nella Chiesa crebbero molto. In tanti, nel popolino, vedevano Gioacchino come un santo, tanto che arrivarono alla S. Sede i documenti relativi a numerosi miracoli attributi a Gioacchino da Fiore. Allmeno 40 furono documentati al fine d’avviare il processo di canonizzazione.

Il culto popolare di Gioacchino da Fiore si diffuse presto a largo raggio, non solo in occidente, ma ancora di più nella Chiesa orientale dove per secoli è stato venerato come Beato.

Nel 1989, dopo decenni di abbandono, viene restaurata e riaperta al culto l’Abbazia Florense di San Giovanni in Fiore. L’allora cardinale vicario, Ugo Poletti, che presiede la solenne concelebrazione, nell’omelia chiede scusa a nome della Chiesa Cattolica per i torti che sono stati fatti a Gioacchino e per l’oblio nel quale è stato lasciato, nonostante la sua grandezza.

Nel 2001 l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano mons. Giuseppe Agostino ha riaperto il processo di canonizzazione, confermato dall’attuale arcivescovo mons. Salvatore Nunnari.

Il centro internazionale di studi gioachimiti, che ha sede a San Giovanni in Fiore, conserva alcune lettere del Cardinale Joseph Ratzinger con le quali chiede documenti specifici su Goacchino da Fiore. L’attuale papa ha studiato il pensiero dell’Abate calabrese nelle sue tesi di laurea.

“…e lucemi da lato / il calavrese abate Giovacchino / di spirito profetico dotato”

Gioacchino da Fiore è conosciuto e studiato nelle scuole italiane solo per quel passo di Dante nel suo Paradiso: [...] e lucemi da lato / il calavrese abate Giovacchino / di spirito profetico dotato.

Ma Gioacchino ha influenzato Dante Alighieri ben al di là della famosa citazione del Canto XII (139-141) del Paradiso. La Divina Commedia è segnata ed animata dalla simbologia e dalla tensione profetica di Gioacchino da Fiore. Dante appare chiaramente influenzato dal particolare ‘Gioachimismo’ diffuso negli ambienti e nelle opere dei Francescani Spirituali. Facciamo alcuni esempi che si possono facilmente verificare:

- l’ordinamento del Paradiso dantesco e la visione della candida Rosa in cui si riflettono la figura e il simbolismo musicale del Salterio Decacorde di Gioacchino da Fiore;

- la particolare definizione della Trinità nel canto XIV del Paradiso (28-29);

-l’immagine dell’Aquila ingigliata (Paradiso XVIII-XIX-XX);

- la figura del Veltro liberatore e innovatore della Chiesa e della società cristiana (Inferno I);

-il simbolismo di Beatrice come innovata Ecclesia Spiritualis (Purgatorio XXIX-XXX);

- l’enigma del Cinquecento Dieci e Cinque, il DUX che, come già fece il biblico Zorobabel appunto nel 515 a.C., libererà la chiesa dalla schiavitù della nuova Babilonia (Purgatorio XXXIII, 36-45);

- i Cerchi Trinitari (Paradiso XXXIII, 115-120);

Il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti

Il Centro Internazionale di Studi Gioachimiti di San Giovanni in Fiore è stato formalmente istituito in data 2 dicembre 1982. Il Centro ha enormemente valorizzato le opere dell’Abate Calabrese che oggi è con Dante e Francesco d’Assisi l’autore più studiato nell’area europea e in quella americana.

Il Centro è stato riconosciuto dalla Calabria con propria legge regionale e dal Ministero per i beni Culturali. Ha finora organizzato e celebrato sei Congressi Internazionali con la partecipazione di università e studiosi europei ed americani, ha pubblicato i volumi degli Atti del I° Congresso, quello degli Atti del II° Congresso, quello degli Atti del III° Congresso, quello degli Atti del IV° Congresso e quello degli Atti del V°Congresso; stampa una rivista internazionale intitolata “Florensia” (sono già usciti quattordici numeri) con una tiratura media annua di 1.000 copie.

Il Centro, in collaborazione con il C.N.R. italiano e la Deutsche Forschungsgemeinschaft tedesca, ha organizzato e tenuto cinque seminari di specializzazione post-università (nel 1990 a Berlino, nel 1991 a Bad Homburg, nel 1992 a San Giovanni in Fiore e nel 1993 a Praga, nel 1996 a San Giovanni in Fiore e nel 1998 a Parigi). Il Centro è presieduto dal Prof. Salvatore Oliverio e il suo Comitato Scientifico, composto da studiosi italiani, europei e statunitensi, è coordinato dal prof. Cosimo Damiano Fonseca dell’Università degli Studi della Basilicata e accademico dei Lincei. È dotato di un patrimonio librario di grande rarità ed interesse e ha concentrato nella sua biblioteca gli strumenti dell’indagine e della ricerca (libri, codici, microfilm, videolettori, computer). Il Centro sta procedendo alla ricognizione della tradizione manoscritta delle opere di Gioacchino da Fiore sparsa su tutto il territorio europeo, ne sta microfilmando i codici ed ha avviato l’edizione critica definitiva degli “Opera Omnia” del grande Abate. Il Centro ha allestito una mostra permanente delle Tavole del Liber Figurarum di Gioacchino da Fiore nella “navatella” esterna della chiesa abbaziale.

Pensare per figure. Congresso gioachimita nel 2009

Le figure per comprendere il pensiero esegetico e teologico di Gioacchino

Il tema del congresso

Gli studi degli ultimi decenni hanno aperto nuove linee di ricerca in riferimento al Liber figurarum di Gioacchino da Fiore.

Se nei decenni intorno alla seconda metà del secolo scorso l’attenzione degli studiosi si era concentrata sulla ricostruzione della genesi e dell’autenticità del Libro delle figure, ad opera soprattutto di L. Tondelli, M. Reeves, B. Hirsch-Reich, ed ebbe come primo risultato la pubblicazione del Libro delle figure dell’abate Gioacchino da Fiore, S.E.I., Torino 1953, nel periodo successivo si è messa a fuoco la dichiarata intenzione dell’Abate calabrese di incorporare metodologicamente nella sua costruzione dottrinale l’uso di figure: in un volume pubblicato nel 1972, The “Figurae” of Joachim of Fiore, la Reeves e la Hirsch-Reich presentarono una lettura delle figure intese come detentrici della chiave per comprendere in profondità il pensiero esegetico e teologico di Gioacchino.

Da qui il campo delle ricerche si è venuto ampliando: dalla necessità di contestualizzare l’apporto delle figure o diagrammi all’interno dell’opera di Gioacchino, è emersa l’opportunità di attivare la ricerca relativa alla tradizione pregioachimita e dunque alle fonti della teologia figurale di Gioacchino, ed altresì la ricerca degli influssi e dell’incidenza che questa teologia figurale ebbe sulla posterità, in particolare sugli autori dei secoli XIII-XIV.

Si è così pervenuti a due recentissime e molto significative opere, che hanno portato nuova luce a proposito dei diagrammi e della teologia figurale gioachimita: il volume collettaneo curato da Alexander Patschovsky, Die Bildwelt der Diagramme Joachims von Fiore. Zur Medialitaet religioes-politischer Programme im Mittelalter, Ostfildern 2003, e lo studio monografico di Marco Rainini, Disegni dei tempi. Il “Liber Figurarum” e la teologia figurativa di Gioacchino da Fiore, Roma 2006.

La direzione delle tematiche che il Comitato scientifico ha inteso assegnare al prossimo 7° congresso internazionale del 2009 è segnata precisamente dalle coordinate delle ricerche e delle problematiche raccolte in questi due volumi, che vanno assunti come base per individuare i temi delle lezioni che i Relatori intenderanno presentare a San Giovanni in Fiore nel settembre del 2009.


Barack Obama e Gioacchino: l’Età dello spirito e la società giusta

Franco Laratta è il primo a riferire alla stampa, nel giugno scorso, che Barack Obama durante le primarie del Partito democratico aveva citato l’Abate calabrese in alcuni suoi discorsi. Per Laratta, che fra l’altro è membro del Centro internazionale di studi gioachimiti: “Obama sogna un mondo nuovo, un’epoca atta di speranza e utopia. Ed è l’Età dello Spirito di cui parla Gioacchino da Fiore ad ispirare Barack Obama in modo sorprendente”. Il deputato quindi scrive al governo italiano, al sindaco di San Giovanni in Fiore e al Presidente del Centro studi gioachimiti – Salvatore Oliverio – per approfondire il fatto e valorizzarlo al fine di rilanciare la figura e l’opera dell’Abate Calabrese. Il sindaco di San Giovanni Nicoletti propone la cittadinanza onoraria ad Obama. Qualche anno fa, un altro sangiovannese emigrato in Emilia, il dott. Giovanni Militerno, aveva avvicinato il sen. Barack Obama entrando in confidenza con lo stesso. Secondo alcune fonti, a far avvicinare Obama al pensiero gioachimita sarebbe stato un esperto del suo staff che gli avrebbe fatto vedere un film in dvd sulla vita, il pensiero e l’attualità dell’Abate da Fiore. L’associazione Heritage di Francesco Saverio Nicoletti ha prodotto e presentato il film lo scorso anno a San Giovanni. Sono tanti gli scrittori e gli studiosi che pubblicano approfondimenti delle idee di Gioacchino. Le pagine culturali dei più importanti quotidiani nazionali parlano dell’Abate. Filosofi, medievalisti illustri scrivono sempre più di Gioacchino, partecipano ai congressi internazionali che si tengono a San Giovanni in Fiore. Il giovane giornalista e scrittore sangiovannese Emiliano Morrone è stato molto attivo nella promozione del pensiero gioachimita anche attraverso il web. Ma negli Stati Uniti, in reltà, alcune università studiano da sempre le opere gioachimite. Alcuni studiosi statunitensi hanno scritto importanti volumi dedicati all’approfondimento del pensiero dell’Abate da Fiore. In tal senso è stata formidabile l’attività del Centro internazionale di studi gioachimiti presieduto dal prof. Salvatore Oliverio e diretto dal rettore emerito Cosimo Damiano Fonseca. Tale attività in oltre un ventennio ha dato vigore e impulso allo studio del pensiero di Gioacchino nel mondo. E così anche alcune università italiane hanno ripreso con interesse l’approfondimento delle opere dell’Abate.

“Mi sorprende che Barack Obama citi Gioacchino da Fiore ma al tempo stesso mi interessa capire meglio perche’ faccia riferimento a questo pensatore. Indubbiamente e’ molto interessante che citi il pensatore calabrese, da sempre considerato come il portabandiera di una societa’ piu’ giusta e pacifica”. Lo ha detto don Gianni Baget Bozzo, noto teologo e politologo genovese, commentando, con l’ADNKRONOS, i riferimenti a Gioacchino da Fiore fatti in piu’ occasioni dal candidato democratico alla Casa Bianca. “Forse Obama, riferendosi a Gioacchino da Fiore, pensa all’apertura di un’epoca straordinaria, in cui lo spirito riuscira’ a cambiare il cuore degli uomini – ha osservato don Baget Bozzo – E’ interessantissimo che Obama usi un pensatore utopico ed escatologico tra i piu’ importanti nell’indicare la necessita’ di un cambiamento radicale della storia”.

Commenti

2 Responses to “Obama cita nei suoi discorsi un italiano. E’ Gioacchino da Fiore”

  1. Giovanni Altrui on ottobre 9th, 2009 06.08

    Bene, ma la il testo integrale della citazione? In ogni caso complimenti per le iniziative e la ripresa degli studi su Goiacchino da Fiore.

  2. antonio on ottobre 23rd, 2009 19.41

    Vorrei segnalare
    BLOG SGF IN PIAZZA
    DIBATTITO POLITICO, ECONOMICO E SOCIALE
    SAN GIOVANNI IN FIORE
    INDIRIZZO WEB:
    http://bogsgfinpiazza.myblog.it
    Fate sentire la vostra voce!!

Bottom