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Viaggio in Parlamento. Seconda puntata. Schedare i deputati contro “pianisti” e assenteisti?

novembre 27, 2008 di Redazione 

Secondo appuntamento con il rac- conto di Montecitorio, della nostra Sara Di Francesca. Il passaggio nella Sala della Regina è l’occasione per un confronto tra ieri e oggi: ieri i grandi padri del Risorgimento e i padri costituenti; oggi… Il tema del giorno è proprio se prendere le impronte digitali e come. A proposito del futuro di cui parliamo sotto, se lo sarebbero immaginato uno così, i vari Cavour, Mazzini, Saragat?…

Nella foto, la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio

di Sara DI FRANCESCA

Proseguendo il nostro viaggio all’interno di Montecitorio entriamo subito nella Sala della Regina, un tempo riservata alla Regina di Casa Savoia, la quale attendeva la fine del discorso della Corona con il quale il Re inaugurava la sessione parlamentare. Si tratta di un’ampia stanza decorata con marmi chiari sovrastata da immensi lampadari. In effetti nel palazzo il presente s’intreccia spesso con il passato, si avverte il tentativo di celebrare la storia e, insieme, l’auspicio di fare la storia degli Italiani. Ed è così che a destra incrociamo lo sguardo dei personaggi del Risorgimento come Cavour, Garibaldi, Mazzini e chissà che idea si sarebbero fatti sull’intenzione di registrare le impronte digitali degli Onorevoli per registrare le presenze e per effettuare le votazioni.
In queste ore l’argomento che va per la maggiore è questo, se è giusto o meno schedare gli onorevoli così da risolvere definitivamente la piaga dei pianisti e degli assenteisti. C’è chi si appella alla legge sulla privacy e chi invece alla volontarietà. Dapprima si trattava di chiacchiere ma in seguito si è arrivati in Aula dove sono stati tanti gli interventi dei parlamentari in merito alla situazione, accusando addirittura il Presidente Fini di aver preso una decisione senza aver avvertito i membri del Parlamento. Certamente né i Padri del Risorgimento né tanto meno i Padri della Costituzione avrebbero mai pensato che i loro successori sarebbero stati “inventariati” per discutere delle leggi, non osiamo immaginare a cosa si arriverebbe se dovessero lottare per alcuni diritti o addirittura andare in guerra. Difficile pensare che l’Assemblea Costituente, così precisa da formulare 139 articoli e 18 disposizioni transitorie, potesse aspettarsi un simile futuro.
Tornando alla Costituzione bisogna evidenziare che non tralascia nessun aspetto infatti: i primi 12 articoli contengono i Principi Fondamentali che individuano i valori generali, basilari a cui si ispira la Repubblica. A questa prima parte si aggiungono i Diritti e doveri dei Cittadini e l’Ordinamento della Repubblica che definisce l’organizzazione dello Stato. Questa seconda parte è articolata in titoli: con il titolo I le funzioni del Parlamento, con il titolo II il Presidente della Repubblica, con il titolo III il Governo, con il titolo IV la Magistratura, con il titolo V si disciplinano le Regioni, le Province e i Comuni e infine con il titolo VI le Garanzie Costituzionali. Un testo che molti giudicano vecchio, non attuale ma che ancora regola le funzioni della Repubblica. Un buon libro da leggere nelle immense stanze del Palazzo progettato dal Bernini e terminato nel 1918 da Ernesto Basile.

(seconda puntata – continua)

Sara Di Francesca

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