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Sguardo sul futuro. Come lo vedono gli “interpreti” dell’umanità. La “carrellata”

novembre 27, 2008 di Redazione 

Abbiamo chiesto al nostro Domenico Occhipinti di raccontarci la visione che del futuro hanno ed hanno avuto, nella storia, intellettuali, artisti, poeti. Di costruire per noi un nostro “immaginario”. Ne è uscito questa splendida carrellata di sguardi sul domani che, a chiusura di questa settimana lavorativa, vi proponiamo.

A lato, immagine di un’opera di Tullio Crali: il futuro del Futurismo

di Domenico OCCHIPINTI

“Il futuro è di chi lo sa immaginare”: diceva così Enrico Mattei, fondatore dell’ENI ma soprattutto imprenditore di grande lungimiranza. Già negli anni ‘30 e ’40 egli propose una condotta di gestione delle risorse energetiche poi presa a modello in tutto il mondo e che rivista adesso, nella sua naturale evoluzione, ci testimonia che davvero Mattei, nel suo ambito, il futuro lo aveva immaginato con cinquant’anni di anticipo.
Ma il XX secolo è pieno di immaginifici futuri, lontanissimi dalla fredda enunciazione enciclopedica che lo definisce con: “Tutto ciò che non è ancora avvenuto ma deve avvenire, che segue l’attimo presente”.
Proprio cento anni fa, un gruppo di intellettuali con a capo Filippo Tommaso Marinetti, autore, il 20 febbraio 1909, del “Manifesto del Futurismo” pubblicato su “Le Figaro”, pose l’accento su quel segno del nuovo contro il vecchio che ha come sogno la velocità del rinnovamento da raggiungere attraverso un sentimento di rivolta contro la tradizione.
Forse anche grazie alla spinta di questo movimento, il futuro è diventato un soggetto ricorrente, da ritrarre a piacimento, secondo le più diverse espressioni culturali, per molti grandi personaggi del secolo appena trascorso.
Una originale visione sul mondo dei trasporti la offre Disney con un sorprendente comunicato-spot tv dal titolo Disney’s magic highway mandato in onda negli Usa nel 1948.
Esso ci mostra auto avveniristiche sfrecciare su corsie autostradali colorate che contro pioggia e neve utilizzano un manto riscaldante.
Ovviamente a queste vetture non mancano optional quali navigatore satellitare che sembra quasi un antesignano dell’odierno TMC e tv per videoconferenze.
Nella maggior parte dei casi si tratta di veicoli modulari, ossia separabili in qualsiasi momento in base alle diverse mete dei passeggeri.
I treni offrono un efficientissimo trasporto merci ma sorprendenti davvero sono le tecniche di costruzione di strade o ponti che utilizzando materiali ceramici e ad energia atomica velocizzano i tempi di realizzazione. Non è da trascurare che le suddette autostrade vengono realizzate in modo da portarti ovunque ed integrandosi sempre con i paesaggi senza rovinarli per sempre(suggestivo il passaggio in Egitto a fianco della Sfinge).
La visione di insieme di questo spot che è proposto sottoforma di cartone dalla Disney fa riflettere su come sessanta anni fa si potesse già ipotizzare una concezione dei trasporti che in parte sotto il profilo tecnologico abbiamo anche raggiunto ma che dal punto di vista generale ci vede ancora caotici e per nulla rispettosi del mondo che ci circonda e di noi stessi.
Proprio nello stesso anno, il 1948, George Orwell dava alla luce il suo romanzo più noto, “1984″, che prende questo titolo dalla inversione degli anni in cui è stato scritto e dal periodo nel quale l’autore impianta la narrazione. Il suo è un futuro geopolitico nel quale la Terra è divisa in tre potenze totalitarie che sfruttano la guerra perenne tra loro per mantenere il controllo sulla società.
Quello che ipotizza Orwell è un futuro troppo vicino per allontanarsi completamente dall’epoca in cui vive, infatti il modello di governo che egli descrive, per criticarlo, ripercorre le figure e gli istituti dell’Urss stalinista. E’ sorprendente notare che molti elementi di quella società ricorrono anche in alcuni governi attuali che totalitaristi non si definiscono. Orwell ci parla di un mondo governato da un partito unico con a capo il “Grande Fratello” che nessuno ha mai visto ma che controlla tutto e tutti attraverso gli occhi dei televisori-telecamera installati per legge nelle abitazioni, che non possono essere spenti e che diffondono propaganda 24 ore su 24. Una gerarchia classista che acuisce le differenze sociali e che tiene a bada le classi inferiori con la tecnica del “Panem et circenses” o con slogan quali: “La guerra è pace”, “La schiavitù è libertà”, “L’ignoranza è forza”. Sono ancora tantissimi gli spunti di riflessione che questo libro propone e non solo si adattano benissimo a quel 1984 che Orwell immaginava ma si conservano negli anni a venire e nei governi di molti altri stati.
Agli incubi futuristici fortunatamente fa da contraltare quel sogno, oggi diventato realtà, che Martin Luther King racconta il 28 agosto del 1963. “Amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali”. Così iniziava la lunga serie di immagini di futuro migliore che King descriveva ai suoi ascoltatori al grido ogni volta più convinto di “I have a dream”. Ebbene forse neanche lui, in cuor suo, poteva immaginare che quarantacinque anni dopo il sogno sarebbe stato realtà.
Personalissima e quanto mai umana la rappresentazione di un futuro di ambito familiare che cantano i Beatles in When i’m sixty-four. Scritta da McCartney all’età di 16 anni, racconta di un giovane che chiede alla sua amante di invecchiare con lui.
Immaginandosi a sessantaquattro anni, vecchio e senza capelli, rivolge a lei la domanda: “Avrai ancora bisogno di me, mi farai ancora da mangiare…?” E’ forse una paura che tutti rifuggiamo per il futuro, ossia la solitudine, che ispira questa canzone comunque romantica del 1967.
Lo scrittore russo Isaac Asimov notissimo per i suoi racconti di fantascienza, ma anche biochimico e divulgatore scientifico, ha certamente contribuito alla fortuna e proliferazione della narrazione del suo genere pur distaccandosi profondamente da quella idea di futuro pessimistico allora imperante. La sua visione ottimistica e positivista è spesso ripresa da quanti rigettano la moderna fantascienza fatta solo di azione e violenza a favore di una che faccia riflettere sul passato, sul presente e sul futuro dell’Uomo.
Memorabili e di certo più facilmente entrati nell’idea comune di futuro sono le immagini proposte, negli anni, dagli svariati film di genere: giusto per citare un regista, Wim Wenders, che ha realizzato un film “Fino alla fine del mondo” nel quale ci fa vivere una storia d’amore scoppiata in un mondo minacciato da un satellite artificiale impazzito in cui dopo un faticoso peregrinare in lungo e in largo per il globo attraverso Lisbona, Berlino, Tokyo, Mosca, la coppia giunge in Australia dove il protagonista aveva realizzato una macchina in grado di trasformare i sogni in immagini. Ma l’immagine di futuro che il cineasta tedesco cerca di trasmettere in ogni suo film è più nascosta ma tenera e veritiera, infatti a giustificare la presenza forte di un bambino in ogni sua pellicola è la volontà di suggerire un punto di vista privilegiato, perché secondo Wenders i bambini hanno una visuale ideale e libera del futuro. Essi, proprio perché dovranno vivere nel futuro, riescono a proiettarsi meglio in esso accettando come naturali i mutamenti tecnologici ed anzi assorbendoli con una curiosità sempre viva verso tutto ciò che è nuovo. Infanzia e futuro, così intrecciate fra loro, sono una chiave fondamentale del cinema di Wenders che con esso ci vuole suggerire che in un mondo in cui il futuro sembra oscuro, i bambini sono il solo concreto legame con quel futuro.
Di ben altro tipo ma sicuramente geniale e di grande successo e la trilogia di “Ritorno al futuro” diretta da Robert Zemeckis e con protagonista indiscusso Michael J. Fox nel ruolo di Marty. La storia, notissima, incentrata sui viaggi avanti ed indietro nel tempo a bordo della DeLorean costruita dal visionario Dottor “Doc” Brown racchiudeva l’essenza del sogno di poter vedere e magari correggere in meglio il proprio futuro. Tra gli articoli tecnologici proposti dal film come non ricordare i vestiti con programmi di asciugatura incorporati o lo skateboard fluttuante oppure la casa ipertecnologica della famiglia McFly nel 2015.
E’ con lo spirito con cui nascono queste rappresentazioni leggere e positive che bisogna guardare al futuro senza farsi abbattere dalla durezza del presente. Dobbiamo sempre ringraziare chi, come questi artisti da noi citati, ci ha regalato il loro pezzo di futuro, perché in qualsiasi accezione ce lo abbiano proposto ci viene sempre lasciata la possibilità di essere d’accordo o di crearcene anche uno nostro, ideale.
Nell’augurio che il miglior futuro che qualcuno di noi arriverà ad immaginare, ci possa realmente appartenere: propongo come sprone all’immaginazione una frase del grande scrittore e drammaturgo irlandese George Bernard Shaw, Nobel nel 1925: “Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: Perché?
Io sogno cose mai esistite e dico: Perché no?”.

Domenico Occhipinti

Commenti

One Response to “Sguardo sul futuro. Come lo vedono gli “interpreti” dell’umanità. La “carrellata””

  1. blogring.org on dicembre 11th, 2008 14.09

    Blogring per orwell…

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