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E’ il Mediterraneo la risposta alle sfide di Cindia? Ecco le idee delle nostre PMI

novembre 26, 2008 di Redazione 

E’ una delle intuizioni del presidente Prodi, che parlò di ruolo strategico del Mediterraneo (e del sud del nostro Paese) anche nei rapporti con il nascente nuovo “faro” dell’economia mondiale rappresentato da Cindia. E’ una delle idee-chiave della presidenza francese di Nicolas Sarkozy (che non a caso è molto in sintonia con l’ex leader presidente del Consiglio italiano), che punta ad una più forte integrazione non solo economica euromediterranea. Le terre intorno al Marenostrum, e con loro il tessuto economico di questi Paesi, compreso il nostro, guardano con interesse alla possibilità di rilanciare il volano mediterraneo. Se ne è parlato a Barcellona in occasione delle celebrazioni per l’anniversario dell’Associazione delle Camere di Commercio e Industria del nostro mare. Il nostro Silvio Nocera era lì e ci propone questo pezzo con le valutazioni dei protagonisti.

di Silvio NOCERA

E’ una nuova sfida quella che si presenta all’Italia e a tutti gli altri paesi rivieraschi del mar Mediterraneo: una sfida che riflette i mutamenti degli equilibri economici e geopolitici e che dà nuovo slancio per superare la crisi finanziaria mondiale.
Riuniti a Barcellona per le celebrazioni del XXV anniversario di Ascame – Associazione delle Camere di Commercio e Industria dei paesi del Mediterraneo – i leader del comparto delle PMI hanno auspicato una più stretta collaborazione e dialogo, salutando con favore il progetto di Unione per il Mediterraneo promosso dal Presidente francese Sarkozy.
In un’area popolata da circa 500 milioni di abitanti, in cui si concentra l’8,5% degli scambi commerciali dell’UE, in cui le piccole e medie imprese rappresentano l’80% del tessuto imprenditoriale, dove il turismo si assesta tra l’8 e il 25% del prodotto interno lordo dell’intera regione, dove il trasporto e la logistica ne occupano il 10%, gli investimenti e la cooperazione si rivelano oggi più che mai strategici. Il Segretario generale di Ascame, Murat Yalcintas, nel suo intervento ha sottolineato i temi più urgenti su cui lavorare: la connettività dei diversi tessuti imprenditoriali, una maggiore collaborazione, la necessità di riforme normative e finanziarie che rendano più facili gli investimenti tra i Paesi Europei e quelli Terzi.Il ruolo di Unioncamere Italia – Ne è convinto anche Sandro Pettinato, dirigente dell’Area Servizi finanziari Infrastrutture e Internazionalizzazione di Unioncamere: “Si tratta di un’area di importanza cruciale per il futuro dell’economia mondiale ed italiana in particolare. Unioncamere già si occupa di assistere e supportare qualcosa come 8.000 aziende l’anno all’estero, ma guarda al bacino mediterraneo con crescente interesse”. Se è vero che entro i prossimi sette anni, il volume di scambi commerciali con i paesi rivieraschi del Sud crescerà del 250% c’e’ di che discutere.
“Cresce la concorrenza e soprattutto la competenza, dei Paesi del Maghreb: prendiamo per esempio il Marocco, che sta facendo sostanziosi investimenti nel comparto delle infrastrutture e del turismo, e che ha dimostrato una capacità imprenditoriale propulsiva e molto vivace”.
E’ tutto un pullulare di contatti a Barcellona in vista di quell’ambizioso obiettivo della realizzazione di un’area locale di libero scambio entro il 2010. Si tratta di una cosa difficile, ma non impossibile, “Tutto il sistema camerale guarda con speranza al progetto di Unione per il Mediterraneo perché potrebbe rivelarsi il volano per un approccio che finalmente premi la logica di sistema, piuttosto che quella degli accordi bilaterali tra i singoli Paesi – continua Pettinato -. Certo ci sono dei nodi da risolvere: in primo luogo si tratta di una regione non omogenea per storia, tradizioni, politica ed economia, e tanto deve essere ancora fatto per snellire le procedure burocratiche a favore di chi vuole investire nel Mediterraneo”.

Rapporti duraturi – Ma è sulla necessità di un nuovo approccio d’impresa che Pettinato batte parecchio: “Fino ad oggi Unioncamere si è limitata ad accompagnare le PMI che avevano intenzione di investire all’estero. La sfida di oggi e quella di domani sarà quella di costruire dei rapporti duraturi, a lungo termine, accanto al sostegno degli scambi commerciali. Sarà dunque necessario creare un flusso costante di scambio e informazione tra le rive del Marenostrum per la creazione di una filiera produttiva integrata e di solidi canali distributivi con partner stabili dei Paesi terzi”. E lo scontro di civiltà? “Non credo che sia il caso di parlare di estremismi o oltranzismi. Più che di scontro parlerei di una forma di pregiudizio che può mettere seriamente in pericolo le opportunità di sviluppo dell’area. Ecco perché sarà necessario pensare a delle azioni da mettere in campo per far comprendere alle aziende italiane l’importanza di investire in questi Paesi esteri”.

La risposta di ASCAME – Eppure a oggi l’Italia non sembra avere un ruolo pregnante nella questione: “Nonostante sia un Paese con un’eccellente cultura d’impresa e abbia dei forti interessi nell’area, il sistema produttivo italiano può e deve fare di più”, ha dichiarato Murat Yalcintas, aprendo poi all’idea di un programma di formazione tra i Paesi dell’area: “Sarebbe una grande cosa mettere a punto dei programmi simili a Leonardo o Comenius, per favorire gli scambi culturali e di know how tra i paesi coinvolti. A tal proposito, credo che il programma InvestiMed potrebbe essere affinato e migliorato”. E, se da una parte si dimostra soddisfatto dei risultati finora raggiunti, dall’altra ci tiene a sottolineare che molto ancora resta da fare: “Innanzitutto promuovere la conoscenza delle caratteristiche dei tessuti imprenditoriali dei diversi paesi tra di loro. Questo resta un fattore chiave, il coordinamento nel lungo periodo. E poi adoperarsi per delle relazioni più stabili tra i membri di Ascame. Siamo noi a dover guidare un cambiamento di mentalità: in questo quadro l’Ascame non si rivolgerà ai sistemi camerali dei suoi Stati membri, ma direttamente alle aziende. Saranno loro a bussare alla porta delle Camere di Commercio per chiedere informazioni circa le opportunità di sviluppo imprenditoriale nell’area e solo allora le diverse camere ritorneranno dall’Ascame. Questo meccanismo dovrebbe far prevalere un approccio dal basso in grado di permeare capillarmente tutti i settori sociali ed economici”.

Silvio Nocera

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