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Crisi in Georgia ed elezioni americane. I retroscena sulla vera “relazione”

novembre 25, 2008 di Redazione 

I repubblicani speravano che la questione georgiana potesse rappresentare il cavallo di battaglia della rimonta di McCain, ma la crisi economica ha distolto l’attenzione. Ci porta dentro i (veri) fatti il nostro Marcello Brecciaroli, con questa analisi.

A lato, mappa geopolitica dell’area geografica che “contiene” la Georgia

di Marcello BRECCIAROLI

La crisi in Georgia di agosto era sembrata (a ragione) un crocevia epocale tra il tempo dell’impero americano egemone e un futuro contrassegnato da una pluralità di potenze. Le domande sul se e sul come la supremazia americana sarebbe terminata prendevano spunto dalla figuraccia che Washington aveva subito in campo politico-militare non riuscendo a mantenere la promessa di protezione fatta a Saakashvili.
Poi la crisi economica ha spazzato via le incertezze dimostrando che gli USA, oltre a essere una tigre di carta sul piano militare, erano anche un gigante economico dai piedi di argilla.
Mentre la crisi economica non era stata di fatto prevista, se non da pochi analisti considerati delle cassandre, la questione Georgiana era largamente conosciuta dall’amministrazione Bush.
Gli USA si sono invischiati nella questione passo dopo passo, sin dalla proposta di un piano di preadesione alla Georgia e all’Ucraina formulata da Bush al summit di Bucarest il 2 aprile.
Nessuno si era fatto l’illusione che la Russia non si sarebbe innervosita ma gli americani sono andati avanti lo stesso.
La coincidenza con la campagna elettorale in America ha fatto sorgere più di un sospetto a parecchi osservatori: a quale candidato porterà vantaggio l’acuirsi di tensioni con la Russia? Gli americani sceglieranno il cambiamento anche davanti alla minaccia dei Russi?
Tutto ciò sembra non aver avuto importanza per gli esiti elettorali ma forse questo non sarebbe successo se non fosse arrivata la crisi economica a eclissare il quarto d’ora di celebrità della Georgia. Se fosse stato questo l’argomento da cavalcare nel rush finale sarebbe finita così?
In una intervista esclusiva a CNN il primo ministro russo Putin ha apertamente confermato che, a suo avviso, le provocazioni americane atte a scatenare la guerra in Georgia avevano il chiaro scopo di orientare l’elettorato americano verso McCain.
Se Putin avesse ragione, per la Russia significherebbe essere stata usata come un qualsiasi staterello africano, confermando la mancanza di considerazione che il Cremlino riceve da quindici anni da parte degli USA sul piano geopolitico.
Medvenev è stato l’unico presidente a non fare gli auguri ad Obama (glieli ha porti perfino Ahmadinejad), rinnovando anzi le accuse agli Stati Uniti di aver orchestrato l “aggressione in Georgia”.
Possiamo solo sperare che il gioco di Bush non lasci eredità troppo scomode al nuovo presidente.

Marcello Brecciaroli

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