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Contro la violenza sulle donne. Per voi dieci foto d’autore sulla manifestazione a Roma. Servizio

novembre 25, 2008 di Redazione 

Dieci scatti sul popolo femminile in piazza. La nostra Daniela Silvestri ci offre la sua lettura della giornata, attraverso queste bellissime fotografie. Buona visione. Con pezzo.

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L’onda delle donne: indecorose e libere

di Daniela SILVESTRI

Ieri, 25 novembre, si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e il popolo femminile è sceso già in piazza a Roma, il 22 novembre, per una lunga manifestazione partita alle ore 15 da Piazza della Repubblica e conclusasi a Piazza Navona.
Il corteo, promosso dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche, ha visto l’adesione – secondo gli organizzatori – di oltre 50 mila persone. Presenti, tra le altre, le donne di sinistra critica, il movimento femminista proletario rivoluzionario, il collettivo lesbico-femminista romano, il collettivo TLGB “sui generis”, le femministe socialiste rivoluzionarie, le donne di Action e numerose altre donne, italiane e immigrate, provenienti da tutta Italia e da molteplici altre organizzazioni.

A meno di un anno dalla prima manifestazione nazionale del 2007, che ha visto la partecipazione di oltre 150mila donne, oggi più che mai si è tornati in piazza per rivendicare diritti, rispetto e pari opportunità per l’universo femminile, per sensibilizzare ed informare l’opinione pubblica su un’indegna piaga ancora molto diffusa (oltre 14 milioni le donne che in Italia hanno subito violenza fisica, sessuale, psicologica nel corso della vita) e per protestare contro alcuni dei provvedimenti dell’attuale governo laddove, sostengono le manifestanti, minacciano la situazione delle donne nel mondo del lavoro e nella società in generale.

La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza entra nelle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio (Femminismo a sud). Il popolo organizzato delle femministe e delle lesbiche vuole innanzitutto sensibilizzare e sostenere tutte le donne, vittime silenziose e incapaci di difendersi, sia con campagne di prevenzione, ascolto e consapevolezza di sé stesse e delle proprie esigenze, sia con l’organizzazione, come Action-A, di sportelli di sostegno e aiuto per tutte le donne vittime di violenza e discriminazione e che non hanno le possibilità di una tutela legale e di un luogo dove rifugiarsi.

Manifestano contro il patriarcato e obsoleti retaggi che vogliono la donna ancora unico angelo e sostegno della famiglia naturale, contro riforme, come la Gelmini, che riducendo i fondi e i posti di lavoro nel settore dell’istruzione lasciano a casa molte donne licenziate perché precarie o costrette a dimettersi per non saper a chi affidare i figli. Protestano contro una politica ancora troppo maschilista e patriarcale dentro le università, dove le ricercatrici, che già hanno serie difficoltà a farsi strada perché perennemente discriminate, vedranno ridursi ancora di più possibilità e prospettive per il futuro. Contro leggi come la Carfagna, che, affermano, non risolve il problema della prostituzione né aiuta le donne ad uscirne ma anzi, rischia di azzerare le conquiste della vecchia legge Merlin. I continui attacchi al corpo femminile, alla legge 194, ignorando come ben 70mila sono le donne vittime di aborti illegali, la maggior parte di esse immigrate.

E poi lanciano un saluto all’Onda, quella studentesca, che vede anche lì molte donne, ragazze, bambine e mamme, docenti e dottoresse che in questi giorni stanno combattendo contro i tagli alla cultura e a un’istruzione pubblica, di livello e accessibile per tutti.

È un’altra manifestazione che passa e che lascia il segno comune a tutte le altre che prima solcano, anche a breve distanza di tempo, le stesse vie, gli stessi sampietrini, che attaccano adesivi variopinti sugli stessi muri. È l’amarezza, il profondo senso di sconforto misto a paura per un presente critico ed un futuro tutt’altro che roseo, a dispetto dei foulards che molte ragazze hanno legato al proprio collo. È l’ennesimo grido di rabbia, che si fa ancora più aspro quando l’incertezza e la precarietà si uniscono alla violenza, al dolore, alla totale disattenzione e disaffezione da parte di chi invece dovrebbe proteggerci, non lo fa e, molto peggio ancora, è convinto di farlo. È quindi la totale sordità verso cui si rivolgono le grida, che a dispetto di tutto ferisce ancor di più e spinge a scender ancora su queste stesse piazze. E quando queste grida non ci saranno più, vorrei poter pensare che sia perché non ci sarà più nulla contro cui urlare, e non perché, in un modo o nell’altro, si troverà il modo per soffocarle.

Daniela Silvestri

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