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MA IL CIELO E’ SEMPRE PIU’ BLU! Storia e canzoni di Rino Gaetano – di Franco Laratta

novembre 19, 2008 di Redazione 

Ritratto del cantautore italiano. Leggete questo pezzo bellissimo anche se non siete appassionati di musica: vi piacerà. Abbiamo scelto l’apertura per questo atto d’amore del deputato Pd nei confronti d’un altro (grande) calabrese. Ne vale la pena. Buona lettura.

Nella foto, Rino Gaetano

di FRANCO LARATTA*

“Ad esempio a me piace la strada, col verde bruciato, magari sul tardi, macchie più scure senza rugiada, coi fichi d’India e le spine dei cardi . Ad esempio a me piace vedere la donna nel nero, nel lutto di sempre, sulla sua soglia tutte le sere , che aspetta il marito che torna dai campi”.
Salvatore Antonio Gaetano nasce a Crotone, in Calabria, il 29 ottobre del 1950. A dieci anni, segue a Roma i genitori, impiegati come portieri di uno stabile . Gli inizi sono duri, la sua espressione artistica non trova consensi. Nel cuore e nell’anima gli rimane sempre la sua terra. La sua Crotone che ricorda con dolcezza e malinconia: “Poi mi piace scoprire lontano il mare, se il cielo è all’imbrunire seguire la luce di alcune lampare, e raggiunta la spiaggia mi piace dormire”.

Leggere i versi di amore di Rino verso la Calabria, viene in mente il più grande poeta e cantore delle bellezze di questa terra, Leonida Repaci : “Quando fu il giorno della Calabria… Dio distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole. A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melanzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia. Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate. Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante”.

Rino non ottiene subito successo. I primi anni sono duri, molto duri. Roma è una città difficile, il mondo dello spettacolo ancora di più. Ma con ‘Il cielo è sempre più blu’, un brano trascinante di 8 minuti e mezzo (diviso in due parti), esplode il fenomeno Gaetano. Il testo è semplice, all’apparenza. E’ una lunga e completa elencazione di un mondo fatto male, dove, però, disperazione, angoscia e sconfitte lasciano, alla fine, il posto alla speranza. Tutto quello che accade e che tormenta l’uomo finisce in un solo istante: alzando gli occhi al cielo.

«Ci sono persone pagate per dare notizie, altre per tenerle nascoste, altre per falsarle. Io non sono pagato per far niente di tutto questo.»
(Rino Gaetano)

“Chi vive in baracca, chi suda il salario, chi ama l’amore e i sogni di gloria, chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria. Chi mangia una volta, chi tira al bersaglio, chi vuole l’aumento, chi gioca a Sanremo,chi porta gli occhiali, chi va sotto un treno. Chi ama la zia, chi va a Porta Pia, chi trova scontato, chi come ha trovato. Ma il cielo è sempre più blu. Ma il cielo è sempre più blu. Chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo, chi gioca coi fili, chi ha fatto l’indiano, chi fa il contadino, chi spazza i cortili, chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia.Ma il cielo è sempre più blu. Ma il cielo è sempre più blu. Chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca, chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori, chi legge la mano, chi regna sovrano, chi suda, chi lotta, chi mangia una volta, chi gli manca la casa, chi vive da solo, chi prende assai poco, chi gioca col fuoco, chi vive in Calabria, chi vive d’amore, chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta, chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro. Ma il cielo è sempre più blu. Ma il cielo è sempre più blu. Ma il cielo è sempre più blu. Chi è assicurato, chi è stato multato, chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia, chi è morto di invidia o di gelosia, chi ha torto o ragione, chi è Napoleonechi grida ‘al ladro!’, chi ha l’antifurto, chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri, chi reagisce d’istinto, chi ha perso, chi ha vinto, chi mangia una volta,chi vuole l’aumento, chi cambia la barca felice e contento, chi come ha trovato,chi tutto sommato, chi sogna i milioni, chi gioca d’azzardo, chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo, chi è stato multato, chi odia i terroni, chi canta Prévert, chi copia Baglioni, chi fa il contadino, chi ha fatto la spia, chi è morto d’invidia o di gelosia, chi legge la mano, chi vende amuleti, chi scrive poesie, chi tira le reti
chi mangia patate, chi beve un bicchiere, chi solo ogni tanto, chi tutte le sere. Ma il cielo è sempre più blu. Ma il cielo è sempre più”.

Dietro l’apparenza di un cantautore ironico e scanzonato, poeta del nonsense e dell’ironia, si nasconde- e viene via via sempre più in evidenza, il paladino dei più deboli, degli emarginati, degli sfruttati. “Mio fratello è figlio unico perché non ha mai viaggiato sul rapido Taranto- Ancona; perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone, che nell’amaro benedettino non sta il segreto della felicità, perché è convinto che anche chi legge Freud può vivere cent’anni, che non esistono gli sfruttati, malpagati e frustati. Mio fratello è figlio unico, sfruttato, represso, calpestato e odiato. E ti amo Mario”.

Rino era nemico giurato dell’arroganza del potere, odiava la politica, non sopportava tutti coloro che stavano sempre in primo piano: attori, calciatori, cardinali. E denunciava con ironia tagliante e mai volgare, gli scandali che sin dalla nascita dell’ Italia democratica, hanno caratterizzato la vita del nostro Paese. Per lui l’Italia è Aida, bella, cattiva, arrogante e corrotta. L’Italia del fascismo, quella della Repubblica, l’Italia comunista, l’Italia senza scrupoli Così come scrive Dario Coriale: “Ah…l’Italia! L’Italia papale e vaticana; l’Italia americana; l’Italia della grande guerra e delle conquiste sperate; l’Italia della divisione…neri contro rossi…poi bianchi contro rossi; l’Italia delle soluzioni alternative…quindi del piombo; l’Italia…e basta. Poi, forse, il rimpianto per ciò che non è stato; il rimorso per quanto poteva essere altro…e il piacere sottile e sofferto di essere comunque ammirata…”Aida, come sei bella!”

Rina canta l’Italia sul finire degli anni ’70 quando imperversano gli scandali e corrusione: ” Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù, le sue madonne, i suoi rosari e mille mari
e alalà. I suoi vestiti di lino e seta, le calze a rete, Marlene e Charlot. E dopo giugno il gran conflitto e poi l’Egitto, un’altra età. Marce, svastiche e federali, sotto i fanali l’oscurità. E poi il ritorno in un paese diviso, nero nel viso, più rosso d’amore. Aida come sei bella. Aida le tue battaglie, i compromessi, la povertà, i salari bassi, la fame bussa, il terrore russo, Cristo e Stalin.
Aida la costituente, la democrazia, e chi ce l’ha. E poi trent’anni di safari, fra antilopi e giaguari, sciacalli e lapin. Aida come sei bella”.

Ma Rino sa anche divertire con leggerezza, nel suo stile così unico, scanzonato, fatto di ironia e semplicità. A sorpresa, nel 1978, va al festival di Sanremo. Di certo non è un palcoscenico a lui congeniale, ed allora si presenta come sempre a modo suo, in frac con cilindro, scarpe da ginnastica ed una chitarrina da accompagnamento. Ad una domanda sul festival e sul perché gettasse al pubblico le medaglie, risponderà con la solita ironia:
“Io penso che Luigi Tenco dieci anni fa sia morto di noia perché da 28 anni Sanremo è sempre uguale perché non c’è la buona intenzione di cambiarlo davvero, perché tutti gli artisti, discografici, giornalisti, esperti e organizzatori non hanno mai veramente voluto rinnovarlo. (..) Ma il festival resta una passerella e come tutte le passerelle ti offre tre minuti per fare un discorso che normalmente fai in uno spettacolo di due ore. Così devi trovare un sistema. Da parte mia, ho scelto la strada del paradosso un po’ alla Carmelo Bene. (..) Tu hai tre minuti e gli ammolli ‘sto concerto: in questi tre minuti c’e’ una noia mortale (…). Qui nasce l’esigenza di creare delle situazioni sempre più nuove, sempre più vere, che nutrano dei fermenti di soluzione non dico di musica classica ma nel movimento il valore che riporta bla bla. Hai capito?”.

“Gianna Gianna Gianna non cercava il suo pigmalione, Gianna difendeva il suo salario, dall’inflazione. Gianna Gianna Gianna non credeva a canzoni o UFO, Gianna aveva un fiuto eccezionale, per il tartufo. Ma la notte la festa è finita, evviva la vita. La gente si sveste e comincia un mondo un mondo diverso, ma fatto di sesso. E chi vivrà vedrà…!”

Le canzoni di Rino Gaetano cominciano ad ottenere un successo inarrestabile. Anche in Europa. La sua denuncia è, però, tutta italiana. Ed un clamoroso sberleffo ad un Paese provinciale e chiuso, ma comunque molto arrogante, è quello di Nun te reggae più. Rino non salva nessuno degli uomini di potere: fossero politici, o cantanti, giornalisti o cardinali. Lui non sopporta il potere che si impone, che è invadente, chiuso, prepotente. E lo grida a squarciagola in quel pezzo che è contagioso nel suo arrangiamento, durissimo nel suo testo. “abbasso e ale’ con le canzoni senza patria o soluzioni.
La castita’, nuntereggae piu’; la verginita’, nuntereggae piu’. La sposa in bianco, il maschio forte, i ministri puliti, i buffoni di corte, ladri di polli, super pensioni: nuntereggae piu’. Ladri di stato e stupratori, il grasso ventre dei commendatori, aziende politicizzate, evasori legalizzati: nuntereggae piu’. Auto blu, sangue blu, cieli blu, amori blu, rock and blues: nuntereggae piu’.
Eia alala’: nuntereggae piu’. Pci, psi: nuntereggae piu’. Dc, dc: nuntereggae piu’. Pci psi pli pri dc dc dc dc. Cazzaniga, avvocato Agnelli, Umberto Agnelli, Susanna Agnelli, Monti, Pirelli…dribbla Causio che passa a Tardelli, Musella, Antognoni, Maccarelli: nuntereggae piu’. Gianni Brera, Bearzot: nuntereggae piu’. Monzon, Panatta, Rivera, D’ambrosio, Lauda, Thoeni, Maurizio Costanzo, Mike Buongiorno, Villaggio, Raffa e Guccini, onorevole, eccellenza, cavaliere, senatore, nobildonna, eminenza, monsignore, vossia, cheri mon amour: nuntereggae piu’.
Immunita’ parlamentare: nuntereggae piu’. Il bricolage: nuntereggae piu’. Il quindici-diciotto, il prosciutto cotto, il quarantotto, il sessantotto, le P38 sulla spiaggia di Capocotta. Cartier , Cardin, Gucci, portobello, illusioni, lotteria trecento milioni, mentre il popolo si gratta, a dama c’e’ chi fa la patta, a sette e mezzo c’ho la matta. Mentre vedo tanta gente che nun c’ha l’acqua corrente, nun c’ha niente. Ma chi me sente”.-
Non è qualunquismo quello di Gaetano. Semmai è denuncia delle ingiustizie di una società che non guarda mai ai più deboli.

Il successi di Rino premiano un ragazzo debole, deluso, ma mai stanco di lottare, che vive in un’epoca, quella degli anni ’70, dove agli scandali, alla corruzione, alle tensioni politiche molto forti, si aggiunge il terrorismo che aggredisce il Paese e le sue istituzioni. Rino addossa molte responsabilità al Potere, alla Politica, a tutto il sistema. E tra poesia, suggestioni e amarezza, in Ti ti ti, Rino esprime poesia, rabbia e delusione : ” A te che sogni una stella e un veliero che ti portino su isole dal cielo più vero. A te che lotti sempre contro il muro, e quando la tua mente prende il volo, ti accorgi che sei rimasto solo. A te che ascolti il mio disco forse sorridendo, giuro che la stessa rabbia sto vivendo. Siamo sulla stessa barca, io e te.

A te che odi i politici imbrillantinati che minimizzano i loro reati, disposti a mandare tutto a puttane pur di salvarsi la dignità mondana. A te che non ami i servi di partito, che ti chiedono il voto, un voto pulito, partono tutti incendiari e fieri, ma quando arrivano sono tutti pompieri. Siamo sulla stessa barca io e te”.

Il ragazzo di Calabria nonostante il successo non si ferma, continua a creare, costruire pezzi e musica con la stessa voglia di sempre, fatta di lotta a qualsiasi forma di sopraffazione e di prepotenza. Ironico sempre, banale mai. Rino è un uomo vero, forte, coraggioso. Prima di tutto libero. “Ci sono persone pagate per dare notizie, altre per tenerle nascoste, altre per falsarle. Io non sono pagato per far niente di tutto questo”. Dichiara in un’intervista. E così è sempre stato, perché Rino non si è mai fatto comprare, non accettato mai compromessi, non ha mollato di un millimetro rispetto alle sue convinzioni. Era un ‘artista ‘avanti’, avanti a tutto e a tutti. E questo lo prova il fatto che la sua musica continua a girare fra le nuove generazioni, i suoi dischi continuano a vendere sempre di più.

La morte che se lo è portato via in quella maledetta notte del 2 giugno 1981 mentre è alla guida della sua Volvo e sta per tornare nella sua casa di via Nomentana. Finisce contro un camion, viene subito soccorso e portato in 5 diversi ospedali di Roma: non si trova posto per quel ragazzo in nessun ospedale. All’inizio della sua carriera aveva iscritto il brano: “La ballata di Renzo” in cui si narra la storia di un giovane che, a seguito di un incidente automobilistico, non trova un ospedale che riesca ad ospitarlo.
Rino avrebbe dovuto sposarsi pochi giorni dopo la sua morte.
Per l’ironia, la semplicità e l’intelligenza dei suoi testu, per il ritmo trascinante delle sue musiche, per lo stile graffiante, schietto, convincente, Rino Gaetano merita un posto importante non solo tra i più grandi cantautori italiani, ma anche tra i poeti del Belpaese. Basti leggere il testo di ‘I tuoi occhi sono pieni di sale’: ” Amo il sale della terra, amo il sale della vita, amo il sale dell’amore, amo il sale che c’è in te. I tuoi occhi sono pieni di sale, i tuoi occhi sono pieni di sale, di quel sale mattutino che tu prendi in riva al mare, di quel sale che a pensarci ti viene voglia di guardare. Le tue labbra sono piene di sale, di quel sale mattutino che tu prendi in riva al mare, di quel sale che a pensarci ti vien voglia di baciare. Il tuo corpo è pieno di sale, di quel sale mattutino che tu prendi in riva al mare, di quel sale che a pensarci ti vien voglia di sognare. La tua mente è piena di sale, di quel sale mattutino che tu prendi in riva al mare, di quel sale che a pensarci ti vien voglia di pensare”.

L’ amore per la sua terra d’origine rimarrà per sempre immutato in Rino Gaetano. In uno dei suoi capolavori, Ad esempio a me piace il Sud, Rino scrive una vera e propria dichiarazione d’amore per i colori, i sapori, i profumi della Calabria:

“Ad esempio a me piace la strada, col verde bruciato, magari sul tardi, macchie più scure senza rugiada, coi fichi d’India e le spine dei cardi.
Ad esempio a me piace vedere la donna nel nero del lutto di sempre sulla sua soglia tutte le sere
che aspetta il marito che torna dai campi. Ma come fare non so. Sì, devo dirlo, ma a chi? Se mai qualcuno capirà, sarà senz’altro un altro come me. Ad esempio a me piace rubare le pere mature sui rami se ho fame, ma quando bevo sono pronto a pagare l’acqua, che in quella terra e’ più del pane.
Camminare con quel contadino, che forse fa la stessa mia strada, parlare dell’uva, parlare del vino
che ancora e’ un lusso per lui che lo fa. Ma come fare non so. Sì, devo dirlo, ma a chi? Se mai qualcuno capirà sarà senz’altro un altro come me
Ad esempio a me piace per gioco tirar dei calci ad una zolla di terra, passarla a dei bimbi che intorno al fuoco cantano giocano e fanno la guerra.
Poi mi piace scoprire lontano il mare se il cielo e’ all’imbrunire, seguire la luce di alcune lampare
e raggiunta la spiaggia mi piace dormire”.

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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