Top

il Politico.it entra a Montecitorio. Tutte le settimane racconto dalla Camera dei deputati

novembre 14, 2008 di Redazione 

Quante volte avremmo voluto sapere cosa stava succedendo nelle stanze, nei corridoi, negli ambienti di Palazzo Montecitorio? A partire da oggi il Politico.it vi accompagna in uno straordinario viaggio dentro il Parlamento. Settimana dopo settimana la nostra inviata ci racconterà cosa succede là dentro: ci porterà a conoscere i luoghi, le strutture, ci riferirà dell’aria che tira.

Nella foto, un ingresso dell’aula di Montecitorio

di Sara DI FRANCESCA

Se ci si sofferma un po’ in Piazza del Parlamento si viene letteralmente investiti da emozioni contrastanti. Diversi sono gli interessi che ognuno di noi mostra per quel bel Palazzo che si erge alto nella Piazza e altrettanto diversi sono gli interessi che circolano all’interno. Certamente chiunque abbia attraversato quella Piazza ha fatto le proprie considerazioni e vi si è immaginato dentro. “Cosa ci sarà dentro? Quante saranno le stanze? Come saranno? E soprattutto cosa faranno dentro tutti quei parlamentari che calcano l’uscio con un andirivieni continuo?” Già sulla soglia il picchetto di guardia desta interesse: ma faranno il saluto a tutti o soltanto ai parlamentari? Provando ad entrare vediamo che almeno in quella parte dell’edificio tutti siamo uguali, un saluto non si nega a nessuno neanche all’ultimo dei collaboratori… E si salgono le prime scale quelle che portano dritte nella storia, in un corridoio denominato “Galleria dei Presidenti”, alle cui pareti sono appesi i ritratti dei Presidenti del Consiglio che si sono avvicendati negli anni. Quello però è pure il corridoio delle “chiacchiere” dove gli Onorevoli ricevono i cittadini, dove ognuno si sente un pochino importante. Ebbene si anche al “popolo” è concesso di entrare nelle stanze dei bottoni, ma sono in alcune però, per il resto sono previsti divieti assoluti. A Palazzo Montecitorio hanno sede l’Assemblea, che si riunisce nel famoso “Transatlantico”, le Commissioni Permanenti, gli Uffici di Presidenza e della Segreteria Generale e alcuni sportelli di servizio connessi all’attività legislativa. Una fiumana di gente che si sposta da un ufficio all’altro in cerca dell’incontro giusto al momento giusto. Non possiamo però dimenticare la Bouvette, forse la stanza più celebre, dove tra un caffè e l’altro, tra un sorso di vino e un piatto di ravioli i nostri rappresentanti tessono le trame dell’intricata matassa della politica italiana. Quando gli onorevoli vengono accusati di assenteismo, diciamo che la Bouvette, fornisce una buona giustificazione… Nei meandri delle immense sale affrescate si aggirano i cosiddetti pianisti e i franchi tiratori, personaggi loschi e sconosciuti sempre presenti nelle legislature della storia della Repubblica! Guardandoli fissi negli occhi ti chiedi se almeno una volta uno di loro abbia votato al posto del collega assente oppure se, approfittando del voto a scrutinio segreto, non abbia seguito le indicazioni del proprio partito senza dichiararlo apertamente. E in questo caso non c’è differenziazione politica sia a destra, sia a sinistra che al centro è possibile rintracciare uno di loro. La domanda qui è spontanea: ma gente adulta di un certo livello culturale non prova una certa vergogna a farsi cogliere in flagranza di reato? Si deve davvero arrivare alla votazione tramite le impronte digitali? Credo che la soluzione sia davvero vicina.

Sara Di Francesca

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom