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Il mistero del nucleare siriano. Ricostruiamo la vicenda

novembre 14, 2008 di Redazione 

Ricordate? E’ passato poco più di un anno da quan- do Israele ha bombardato e distrutto un presunto reattore nucleare in costruzione in Siria. Oggi una fuga di notizie dall’Aeia, l’agenzia per il nucleare delle Nazioni Unite, rivela che nell’area colpita sono state rilevate tracce dell’elemento. Presto verrà reso pubblico un rapporto ufficiale. Ma potrebbe non bastare per definire la verità. Noi ricostruiamo la vicenda con la nostra esperta di mondo arabo e Mediterraneo, Luana Crisarà, che comincia con questo lavoro la sua collaborazione con il Politico.it.

di Luana CRISARA’

E’ trascorso più di un anno da quando l’aviazione israeliana ha bombardato e distrutto un presunto reattore atomico in costruzione in Siria, nella regione di Deir ez-Zor, ma ancora la verità fatica ad emergere. Da un lato le ipotesi degli analisti internazionali non convincono al 100%, dall’altro le dichiarazioni ufficiali dei governi coinvolti e le prove presentate non sono sufficienti per stabilire se effettivamente quello che stava costruendo la Siria, con l’aiuto di tecnici nord-coreani, fosse un reattore atomico, come sostiene il governo statunitense, oppure un edificio militare, come invece afferma il governo di Bashar al-Asad. Solo gli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) potrebbero chiarire gran parte dei dubbi che avvolgono questa faccenda, ma sono troppo spesso influenzati da pressioni di alcuni governi, primo fra tutti quello degli Usa.

La notizia del raid israeliano è stata inizialmente resa pubblica da fonti statunitensi, secondo le quali il 6 settembre 2007 un commando di aerei israeliani F15 avrebbero attaccato un reattore nucleare ad al-Kibar, ad un centinaio di chilometri dal confine iracheno, violando durante l’operazione anche lo spazio aereo turco. I servizi segreti americani avrebbero scoperto la presenza del reattore seguendo una nave sospetta proveniente dalla Corea del Nord, e in seguito avvertito Israele della collaborazione siriana con il regime di Pyonyang. La Siria, assieme alla Corea del Nord, ha immediatamente smentito la collaborazione nucleare, criticando duramente l’attacco, mentre Israele ha confermato il raid solo dopo un mese circa, senza però fornire ulteriori particolari. Secondo alcune fonti ufficiali occidentali, gli Stati Uniti non avrebbero dato il via libera ad Israele, che ha agito da solo. Differente è invece l’opinione dell’emittente televisiva al Jazeera, secondo cui sarebbero stati degli aerei militari statunitensi a colpire la costruzione, con l’appoggio logistico delle forze armate israeliane.

Alcuni giorni fa sono trapelate notizie sul ritrovamento di particelle di uranio nei campioni recuperati dagli investigatori dell’Aiea il giugno scorso dopo una ispezione del sito bombardato. Stando a ciò che ha riportato il quotidiano inglese the Guardian, sono stati alcuni diplomatici vicini all’Aiea i responsabili della fuga di notizie. La portavoce ufficiale dell’organizzazione non smentisce nè conferma la voce, forse per non compromettere la collaborazione con la Siria, si limita solo a posporre la questione a quando sarà presentato il rapporto formale sul nucleare siriano da parte del segretario generale dell’organizzazione, Mohamed el-Baradei, il quale ha più volte criticato Israele per aver distrutto lo stabile invece di avvertire l’Aiea.

Basterebbe quindi aspettare il rapporto per conoscere la verità sulla questione. Ma le cose non sono così semplici, soprattutto quando sono coinvolti interessi internazionali e regionali che vanno oltre i rapporti tra Siria ed Israele, Paesi ancora formalmente in guerra nonostante il cessate il fuoco stabilito nel 1974 e i colloqui di pace, mediati dalla Turchia, che non hanno ancora sortito gli effetti sperati.

Il ministro degli esteri siriano, Walid Muallim, ha negato nei giorni scorsi la presenza del reattore, sostenendo che le tracce di uranio nei campioni analizzati sarebbero riconducibili alle bombe sganciate da Israele. Lo Stato sionista è la sola potenza nucleare della regione, fatta eccezione per il Pakistan, e non ha firmato il trattato di non proliferazione differentemente da quanto ha fatto la Siria. Secondo quanto ha dichiarato l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, durante la sua visita nella regione lo scorso maggio, l’arsenale israeliano comprende almeno 150 armi nucleari. Inoltre, come appare da un’inchiesta del giornalista Robert Fisk, Israele ha già utilizzato bombe all’uranio durante la guerra contro il Libano nell’agosto del 2007. Quindi il risultato positivo delle analisi compiute sui campioni prelevati in Siria non significherebbe inevitabilmente che questa stesse sviluppando un programma nucleare per scopi militari.

La questione del nucleare si ricollega al diritto dei Paesi produttori di petrolio di investire su altre forme di energia, in vista della fine dell’era dell’oro nero. In questa direzione si stanno muovendo i paesi del Golfo, che puntano su forme di energia rinnovabile e sul nucleare civile, come dichiarato durante il summit arabo del 2007. Dal canto suo, il presidente siriano Bashar al-Asad, durante il summit di giugno 2008, ha ribadito il diritto che hanno i paesi arabi di accedere all’energia nucleare per scopi civili, come sta facendo l’Iran, che sostiene di portare avanti un programma nucleare solo per fornirsi di elettricità.

Forse la Siria voleva sviluppare una centrale per produrre energia atomica per scopi pacifici, o forse no. La verità non è così vicina come sembra e ad aggravare la situazione siriana c’è la misteriosa uccisione, avvenuta nello scorso agosto, del generale siriano Muhammad Sulaiman, braccio destro del presidente ed incaricato di intrattenere le relazioni con l’Aiea. Qualcuno suggerisce che Sulaiman sia stato ucciso per non essere interrogato sulla questione del nucleare, mentre il governo siriano ha accusato Israele di essere il mandante dell’omicidio.
Quello del nucleare siriano è un altro mistero che si aggiunge all’intricata realtà del Medio Oriente e si ricollega ad altri oscuri segreti nella regione, come quello dell’uccisione a Damasco del comandante militare di Hezbollah, Imad Mughniyeh, o l’enigma circa l’attentato del 2005 contro il primo ministro libanese Rafiq Hariri, di cui la Siria sarebbe ritenuta responsabile.

Luana Crisarà

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