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“AAA Pornostudenti offresi!” Inchiesta – di Franco Laratta*

novembre 11, 2008 di Redazione 

Secondo appuntamento con la collaborazione dell’On. Laratta con il Politico.it. Il deputato del Partito Democratico ci propone stavolta un’inchiesta sul fenomeno, grave e in parte sconosciuto, della prostituzione tra gli studenti: scopriamo che sono in molti, oggi, purtroppo, ad offrire a pagamento il proprio corpo per potersi mantenere gli studi. Quindi l’annuncio di una serie di proposte al Governo. Da parte nostra ci faremo carico, nelle prossime settimane, di stimolare il dibattito coinvolgendo esponenti di maggioranza e opposizione. Commenta l’articolo all’interno.

Nella foto, la home di Studenti.it con l’”arracco” dell’inchiesta da cui è stato tratto spunto per questo articolo

di FRANCO LARATTA*

“Pornostudenti offresi”, titolava il numero di dicembre del magazine di “Studenti.it”, portale web tra i più frequentati dai giovani italiani. La scottante inchiesta, condotta da Matteo Scarlino e ripresa dai maggiori quotidiani nazionali, ha acceso i riflettori sull’ inedita e sotterranea abitudine di tanti nostri ragazzi, sempre più disposti a cedere alla tentazione di vendere il proprio corpo per mantenersi agli studi. Accanto alle passeggiatrici tradizionali, ai viados, ai marchettari di pasoliniana memoria, ragazzi della porta accanto stanno rosicchiando significative fette al mercato delle prestazioni sessuali a pagamento.

E’ lo sdoganamento della prostituzione: non solo tappa amaramente obbligata per chi è in condizioni di bisogno e spesso non ha alternative, ma anche pratica più disinvolta, ingentilita oggi da tanti bei visi acqua e sapone che disertano l’umiliante marciapiede per sostare nelle più sicure autostrade virtuali in cui adescare e farsi adescare, considerando la compravendita dell’intimità un business come un altro. Un modo veloce per far soldi, forse anche meno devastante per la propria autostima di qualsiasi lavoro sottopagato, al nero e senza garanzie.

Il fenomeno non è ancora di massa, ma i numeri sono di quelli importanti. Le prospettive di crescita ottimistiche (o pessimistiche): il mercato tira perché prenotare un’oretta di piacere con ragazzi “normali” è più allettante, immediato e anonimo che frequentare i luoghi di batuage, che lasciano ai benpensanti, frequentatori una tantum del peccato, più segni sulla coscienza.

Qualche tempo fa, Varsity, il giornale studentesco della prestigiosa università di Cambridge, aveva rivelato come molte studentesse preferissero prostituirsi o esibirsi in striptease per pagarsi i corsi piuttosto che lavorare nei supermercati. Complice Internet, mezzo straordinario nel mettere in contatto le persone tra loro, il fenomeno si è quindi diffuso in Italia, con alcune peculiarità: il crescente numero di maschi tra i suoi attori; ed il fenomeno degli studenti meridionali che, probabilmente perché in difficoltà, devono trovare un modo per fare soldi e mantenersi così agli studi, senza gravare troppo sulle famiglie.

Cifre alla mano: su cinquecento annunci di prostituzione maschile trovati nei siti specializzati della rete è risultato che un quarto di essi riguardano studenti universitari. Milano, Roma, Napoli, Bologna le città degli inserzionisti. Quaranta-cinquantenni che si dichiarano eterosessuali, con discrete disponibilità economiche, i clienti più assidui.

Solo il 14% degli intervistati dichiara di conoscere ragazzi che si offrono dietro compenso. Ma il timido dato è smentito dall’annuncio-esca lanciato dal giornalista che ha coordinato l’inchiesta: appena sei minuti per avere il primo contatto e quarantuno e-mail in una giornata!

Il tariffario tiene conto di due variabili: l’avvenenza di chi si offre e la categoria alla quale appartiene. Ci sono i “camboy”, che si mostrano all’interlocutore attraverso una webcam e nel tepore della propria stanza scoprono centimetri di pelle, improvvisano spogliarelli, fino a spingersi al sesso virtuale, con un sensibile aumento in quest’ultimo caso del costo del servizio. Un lavoretto pulito pulito che frutta per trenta minuti cinquanta-cento euro, corrisposti attraverso il meccanismo di ricarica del credito (postepay, europay ecc.): più discreto e meno imbarazzante che ricevere soldi sull’unghia, gesto che inchioderebbe alla consapevolezza della propria svendita, qui invece rimossa.

Altra tipologia sono i prostituti gay, che, rispetto ai primi, offrono un vero rapporto sessuale. Sono meno cari (“solo” cinquanta euro) a causa della vivacità del mercato e l’accesa concorrenza tra gli inserzionisti.

Per finire, i gigolò e gli escort: di solito eterosessuali i primi, bisessuali gli altri, si accompagnano a donne di mezza età, incassando in media centocinquanta euro a serata, mille per un fine settimana.
Guadagni incomparabili rispetto a quelli che uno studente otterrebbe coi classici lavoretti. Una ricerca Udu (Unione degli Universitari)/Cesar dello scorso anno ha fissato a cinquecento euro la retribuzione media di uno studente lavoratore.

Frustrante, se si pensa che per sbarcare il lunario bastano una connessione internet, un indirizzo e-mail, ed ecco affacciati alle visitatissime vetrine di comuni siti di annunci (annunci.it, bacheca.it, kijiji.it, vivastreet.alice.it) o specializzati (maschiperte.com, escortstar.it, pianetaescort.com, escortiamole.it, ragazzeinvendita.it). Il cliente sfoglia online il catalogo e per avere conferme sulla bontà dell”articolo’ chiede di esser accolto nella community che il prescelto riunisce grazie ad un programma di instant-messaging. Una fugace ma indicativa apparizione in webcam e se il richiedente si ritiene soddisfatto si passa a perfezionare i dettagli dell’incontro, non ultimi quelli economici.

Scorrendo le pagine web dei siti menzionati salta all’occhio la presenza di molti studenti meridionali fuori sede tra gli inserzionisti. Quello dei ragazzi e delle ragazze del sud che offrono prestazioni sessuali in cambio di soldi è forse l’altro aspetto, quello meno conosciuto, delle sempre più grave e ignorata ‘questione meridionale’. Le famiglie di appartenenza versano in gravi difficoltà economiche e non riescono a mantenere i figli nelle Università del centro-nord. I ragazzi, dal canto loro, vogliono pesare di meno sulle rispettive famiglie, proprio perché conoscono i problemi di chi vive in Calabria, dove famiglie monoreddito e precariato rappresentano un vera emergenza.

Ed ecco alcuni esempi di annunci di studenti universitari:

<<Ciao, sono uno studente meridionale fuori sede e frequento l’università in questa splendida città, purtroppo ultimamente sotto l’aspetto economico la situazione si è aggravata pesantemente, non me la cavo benissimo mentre al contrario le mie ambizioni e i miei bisogni accrescono sempre più. Per come la vedo io non sempre scendere a compromessi è una cosa negativa, soprattutto in questo periodo spartiacque della mia vita. Detto questo, l’annuncio (reale) è rivolto a donne e coppie serie e distinte che intendano passare del tempo con me, preferibilmente la sera>>.

<<Giovanissimo studente meridionale fuori sede vende il proprio corpo tonico e trasgressivo per soddisfare ogni tuo piacere>>.

<<Giovane accompagnatrice studentessa universitaria fuorisede, 25enne, si offre per cene e weekend a solo signori maturi, eleganti e generosi>>.

E sul versante della domanda di prestazioni sessuali, onorate con “rose” e regali, che nel gergo indicano denaro contante, termine volgare scrupolosamente aggirato per non offendere la sensibilità altrui e appannare la propria dignità, leggiamo:

<<Manager quarantenne, sportivo, regala 200 rose a studente maggiorenne max 25 enne per due ore di compagnia. Discrezione,pulizia,serietà>>.

<<40 enne bella presenza offre camera singola gratuitamente in cambio di prestazioni sessuali a ragazza universitaria di bella presenza>>.

<<Sono un uomo NON gay, alto, molto interessante, educato e pulito, farei un bel regalo a un bello studentello bisognoso o giovane lavoratore meridionale max 30 anni>>.

Senza sottrarre tempo allo studio, si raggiunge così una parziale o totale indipendenza economica che consente di vivere senza affanni, non pesando sul bilancio della famiglia. Discorso ancor più vero per gli universitari fuori sede, come verificato, tra i più interessati dal fenomeno, che in una congiuntura economica negativa hanno dovuto far fronte a tasse d’iscrizione proibitive (specie negli atenei più grandi e di tradizione) e ad affitti spinti in alto da locatori spesso senza decenza che lucrano sugli studenti offrendo tuguri a prezzi astronomici e rigorosamente in nero.

Forse bisognerebbe partire da qui per capire come un’attività non certo edificante abbia trovato terreno fertile tra i cosiddetti “insospettabili”. Combattendo magari il rossore sulle gote e spegnendo le sirene che hanno annunciato lo scandalo e non tacciono neppure ora quando sarebbe opportuno concentrarsi sul da fare.

Se bene e male non sono più oggettivi, riconoscibili universalmente, e stabilire cosa è valore e cosa no è affidato esclusivamente al singolo individuo, anche prostituirsi a breve sarà considerato un lavoro come un altro.

Un relativismo pericoloso e irrispettoso nei confronti di chi questa vita non l’ha scelta ma la subisce.
Guadagnare dispensando piacere, nell’immaginario dei maschi più esuberanti potrebbe rappresentare un modello di vita quasi auspicabile.

Annunci molto sfrontati confermano questa tendenza.

Ma nella maggior parte delle interviste fatte a ragazzi che già da tempo svolgono quest’attività (sempre fonte Studenti.it) si registrano parole come obbligo, guadagno, quasi mai piacere.

L’entusiasmo misto alla paura e all’incoscienza delle prime volte è sempre meno ricorrente. Come se l’esperienza abituasse il corpo a svolgere il proprio compito sospendendo le emozioni.

Ma con le cifre lusinghiere che si percepiscono smettere per tornare ad un impiego tradizionale richiede grande volontà.

Cosa fare per arginare questo fenomeno? Possono le istituzioni far finta di niente? Credo proprio di no. E’ doveroso tener distante dai giovani il fascino della commerciabilità del sesso e l’idea che tutto abbia un prezzo, prima che essi vengano allettati da tale scorciatoia.

Il rischio che questo proposito riempia solo una paginetta di buoni sentimenti, utile a strappare il sorriso sarcastico degli interessati e intanto il padrone di casa sta bussando alla loro porta, è alto.
Inevitabile, se non si risponde con interventi seri e solleciti per garantire con più incisività quel diritto allo studio tanto caro alla nostra Costituzione.

Dunque, cosa può e deve fare il Governo di un Paese in casi come questi?

Sto preparando una proposta al Ministro della Pubblica istruzione a favore degli studenti universitari fuori sede. Molti gli interventi che suggerirò al Governo: ad esempio la riduzione delle tasse universitarie (oggi piuttosto sostenute), l’aumento del numero delle borse di studio , l’incremento dei contributi straordinari per i meno abbienti e i più meritevoli, più buoni pasto, aumento consistente degli alloggi per gli studenti fuorisede. E ancora: agevolazioni nei trasporti, convenzioni con associazioni per svolgere gratuitamente attività ricreative, culturali ecc. Come pure: incentivi a quelle aziende che assumono studenti in regime di part-time , purché con regolari contratti e a cifre dignitose.

Occorre, quindi, investire nell’istruzione per scongiurare i fenomeni di cui sopra e garantire al Paese un futuro.

Franco Laratta*

*Deputato del Partito Democratico

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