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Intervista a Salvatore Borsellino. La rabbia verso le istituzioni. Su Politico Tv

ottobre 21, 2008 di Redazione 

Nel luglio del 2007 il fratello del magistrato ucciso scrive una lettera aperta per denunciare il rischio che le indagini sulla morte di Borsellino vengano interrotte. Amalia Di Carlo lo rintraccia e raccoglie uno sfogo sulla maniera in cui parte della politica sta seguendo la vicenda. Il video. E il racconto di com’è nata l’intervista.

Il 19 luglio del 2007 mi sono imbattuta in una lettera aperta scritta da Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992. A 15 anni di distanza, Borsellino esprimeva tutta la sua amarezza per il modo in cui era stata insabbiata parte delle indagini relative alla morte del fratello. Dalla lettera: “Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini”.
A quel tempo facevo la giornalista per un service televisivo e decisi che dovevo almeno tentare di intervistare Salvatore Borsellino; mossa da un principio di giustizia e dalla voglia di riscatto, data dalle mie origini trinacrie. Ho iniziato, allora, un giro di telefonate per rintracciare il dottor Borsellino che da tanti anni vive a Milano ed esercita la professione d’ingegnere. Sono riuscita a trovarlo e grazie alla sua disponibilità ho potuto fissare un’intervista per la settimana successiva. Per la prima volta ho sentito che il microfono che tenevo in mano poteva essere un valido mezzo per trasmettere la verità, uno strumento per consentire la diffusione dei pensieri di un uomo al quale quindici anni prima era stato ucciso brutalmente il fratello dalla mafia.

Amalia Di Carlo

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