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Intervista all’ex ministro Speroni alla vigilia del Mondiale di ciclismo della ‘sua’ Varese del 28/9

ottobre 17, 2008 di Redazione 

Sarebbe assai ingeneroso ricordarlo solo per le cravatte stile texano sfoggiate ai tempi del primo governo Berlusconi, ma è pure difficile dimenticarle. Sarebbe intellettualmente poco onesto – vedi anche il grande successo della Lega alle ultime politiche – raccontarlo solo attraverso le uscite anti-Islam, le imprecazioni, le provocazioni al Parlamento europeo; e noi non abbiamo nessuna intenzione di farlo. Sarebbe un vero peccato, del resto, cominciare a parlare di politica, qui, a sei giorni dal Campionato del Mondo. Francesco Enrico Speroni, 62 anni, varesino, ex ministro della Repubblica, colonnello della prima ora di Bossi alla Lega Nord, accetta così di parlare per una volta “solo” di ciclismo. E del Mondiale della “sua” Varese, lui che, bustese, è anche eurodeputato della circoscrizione che la comprende. Ecco il resoconto di oltre quaranta minuti di amabile conversazione di sport, a dispetto pure del pregiudizio che lo vorrebbe uomo poco affabile e poco disponibile.
Onorevole Speroni, cominciamo con un paio di domande “istituzionali”. Intanto le chiedo: da bustese ed eurodeputato anche della provincia di Varese, come giudica l’arrivo del Mondiale?
“E’ un fatto molto positivo, sia per la grande tradizione ciclistica varesina sia perché un evento così penso faccia piacere a chiunque. Per l’immagine della città, per il richiamo turistico. Migliora la conoscenza della provincia in ambito internazionale. Per quanto Varese non sia una sconosciuta…”.
La città cosa può “restituire” al Campionato del Mondo?
“Beh, innanzitutto offrirà ciò che ci si aspetta da chi ospita un evento di questo tipo, prima di tutto strutture adeguate. Poi troveranno un ambiente caldo, appassionato. La nostra, non va dimenticato, è la provincia di Binda, il primo nome che mi viene in mente ma non l’unico. E’ un “terreno” molto fertile per il ciclismo. Ecco, penso possa essere questo il valore aggiunto di Varese: la storia”.
Che opinione s’è fatto dell’organizzazione, delle scelte compiute finora? Conosce Amedeo Colombo e i membri del comitato?
“Considero molto innovativa l’idea dell’arrivo all’ippodromo. Ci sono state difficoltà ma a Varese i problemi siamo abituati a risolverli (dice con orgoglio, ndr). Il Mondiale non c’è tutti i giorni, la struttura è dedicata ad altro ed è normale che trasformarla abbia richiesto fatica. Quanto agli organizzatori ho avuto modo di incontrarli l’anno scorso a Stoccarda, alla presentazione di Varese 2008 che si è tenuta durante l’ultima rassegna iridata. Ero invitato insieme ad altri esponenti politici. Non ho invece un contatto diretto”.
Ma veniamo al suo rapporto con il ciclismo.
“Premessa: sono “tiepido” verso tutti gli sport, non sono un “tifoso”, non vado in trasferta diciamo. Non ho mai praticato sport a livello agonistico. La bicicletta la uso solo come mezzo di trasporto, in città. Del ciclismo conosco però tutti i principali campioni, e ho seguito le cose meno belle che sono accadute in questi anni. Ogni giorno, poi (l’intervista è stata realizzata il 15 luglio scorso, ndr), controllo su televideo chi abbia vinto la tappa al Tour. A proposito: le confesso che, quando mi capita, le corse mi piace seguirle in televisione. Il passaggio sulla strada è così veloce, o si è veri appassionati e si riconoscono i corridori, oppure… La maglia rosa poi è spesso coperta dagli altri ed è davvero un caso notarla. Non mi è mai successo invece di vedere qualcuno “solitario” davanti”.
Nelle sue vesti istituzionali, invece, le è mai capitato di entrare in “contatto” con il gruppo?
“Beh, quando il Giro ha fatto tappa a Busto sono stato invitato a salire sul palco per la premiazione, come esponente del consiglio comunale. Mi è piaciuto molto e sono contento che la corsa rosa sia arrivata qui.
E poi, vuole sapere una cosa in più? Nell’ambiente ho un caro amico di infanzia, che oggi è anche il mio medico di famiglia: si chiama Besnati, è specializzato in medicina sportiva e segue una squadra professionistica (la Milram, ed è presidente dell’associazione medici di ciclismo, ndr). A maggio mi disse che la settimana ventura sarebbe partito per il Giro…”.
Fin qui il presente. Quand’era più giovane?
“Da ragazzino per me era tutto diverso. Ma non si può dire che abbia cambiato atteggiamento nei confronti del ciclismo, solo, ora partecipo meno, com’è normale. Non mi perdevo una puntata del “Processo alla tappa” del mitico Zavoli, se lo ricorda? Sulla sabbia, poi, giocavo con le biglie che contenevano le figurine dei corridori. Calciatori, mai avuti. Avevo Baldini, Nencini… E quest’ultimo era il mio preferito. Ho fatto il tifo per lui e per Gimondi. Di episodi particolari invece ricordo un giorno che Rivière cadde in un burrone. Ma ciò che più mi rimane impresso nella memoria sono quelle tappe di montagna al Giro, e quindi ormai a giugno, con il caldo, quasi in estate, in cui i corridori erano costretti a salire nella tormenta, nella neve…”.
Lei è uno dei massimi esponenti storici della Lega. Ha notizie di corridori simpatizzanti per voi?
“Abbiamo avuto Chiappucci, consigliere comunale proprio qui a Busto. Era in quota Lega senza essere però un militante. Poi ha fatto l’assessore allo sport come tecnico”.
Si può parlare di cultura sportiva per un partito politico?
“Beh, la Lega è sicuramente il partito italiano che tiene di più allo sport, che per noi è un altro modo di collegarci al territorio. Abbiamo un’associazione, Sport Padania, che organizza eventi. La seguono Pirelli, il senatore, che è un ex rallista, e il primogenito di secondo letto di Bossi. Siamo impegnati nella vela, alla quale si interessano sempre Pirelli e l’ex Ministro della Giustizia Castelli. Io stesso, che, come detto, non sono mai andato oltre un po’ di tennis e qualche sciata, posso dire di avere partecipato ad una corsa automobilistica. E’ quel tipo di gara che si corre in staffetta con i maggiolini. Era la tappa in Italia di un campionato internazionale. Come gruppo del Senato abbiamo preso una macchina e abbiamo “girato” sul circuito di Monza. Per tornare al ciclismo, partecipiamo a delle corse Udace, altre le abbiamo organizzate. A qualcuna, di nuovo, sono stato invitato a fare la premiazione”.
E ad allestire una squadra tutta vostra, avete mai pensato? C’è l’esempio dell’Euskaltel, nella quale vengono ingaggiati solo corridori baschi…
“Noi abbiamo la “nazionale” di calcio della Padania, che di recente ha vinto un torneo in Lapponia (il mondiale delle “nazioni” non riconosciute, ndr). Per le gare ufficiali, ciclismo compreso, ostano i regolamenti internazionali, non essendo appunto la Padania nazione riconosciuta (anche se per la Scozia, che non lo è altrettanto, viene fatta un’eccezione). Se pensa ad una squadra professionistica, beh, ci si potrebbe trovare al posto, per dire, della Mercatone Uno, chiunque la potrebbe mettere in piedi: ma ci vogliono molti soldi, e noi, come movimento politico, non li abbiamo. Magari, ci piacerebbe”.
Chiudiamo con l’argomento più delicato. Ci interessa molto il suo giudizio. Parliamo ovviamente di doping. Che idea si è fatto della questione? Come crede vada affrontata? Nel nostro ambiente, a riguardo, convivono due “anime”: chi vuole usare il pugno duro anche con i corridori perché pensa che il doping sia il male assoluto e vada estirpato al più presto e chi, invece, vuole combatterlo ma cercando responsabilità più vaste, e soprattutto non dimenticando che il nostro non è l’unico sport toccato dal fenomeno…
“Intanto do una mia interpretazione: visto lo spirito europeo della parità, chi fa uso di certe sostanze commette, oltre al “tradimento” sportivo, anche una scorrettezza “commerciale”. Un rendimento artificiosamente migliore è la base di una concorrenza sleale. Parliamo di professionisti e qualcuno può ottenere un ingaggio migliore semplicemente perché si è drogato. Dal punto di vista sportivo, poi, è come minimo un’assurdità, che però, purtroppo, sappiamo viene praticata abbastanza. A volte, non voglio giustificare nessuno, penso che qualcuno sia indotto a prendere sostanze per non essere svantaggiato rispetto ad altri. Piglio anch’io roba così riesco a vincere. E’ necessario effettuare controlli con severità”.
Si può dire però che per il ciclismo le regole, uguali per tutti, siano un po’ “più uguali”?
“Effettivamente dall’esterno il ciclismo sembra particolarmente “mazzolato”. Dipende da una maggiore circolazione di sostanze o da controlli più stringenti? Metti il caso che la Guardia di Finanza scopre un maggior numero di evasori fiscali in una determinata zona: c’è una maggiore concentrazione di evasori o sono le istituzioni che in quella zona fanno più controlli? Nel tennis ad esempio se ne fanno pochi. Il ciclismo invece è come Berlusconi: gli stanno tutti addosso…”.

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