***Il futuro dell’Italia***
VENDOLA E DI PIETRO? ENTRINO NEL PD
di MATTEO PATRONE
I capi della sinistra radicale propongono a Bersani un’alleanza elettorale (?). Ma perché quello che dovrà essere – di gran lunga e stabilmente – il primo partito italiano, dovrebbe regalare la (propria) golden share – assicurando loro voti che altrimenti non raccoglierebbero mai – a due movimenti minoritari, populistici e personali come Idv e Sel?
di MATTEO PATRONE
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Mondo parla lingua (inglese) di economia E’ dominato da tecnica e (suoi) mezzi (…) Mondo (virile?) che coltiva strumentalità (‘Sole’) donne possono ‘salvare’ umanità E’ momento d’affidarci a loro (Politica) (?) D’Amico: ‘(Civilizzazione) dipende da noi’
L’astrologia, contrariamente alle credenze di chi pensa che la vita (?) sia fatta (?) di sola materia, consente una profondità di lettura della realtà che nessuna scienza ‘ufficiale’ può offrire. E l’astrologia ci dice (o ci conferma, argomentandolo) che l’essere umano è formato, nella sua essenza, da una sorta di bipolarità (complementare): il maschile e il femminile. Simbolicamente, il Sole e la Luna. Che combinati insieme – e “solo” loro – formano l’Uomo nella sua “”"forma”"” matura. Ebbene, non sorprenderà i piu’ sensibili e acuti tra le nostre lettrici e i nostri lettori, scoprire che le ultime “ere” della vita sulla Terra sono state “dominate” – invece – da altre simbologie. A cominciare da quelle legate a Marte e – oggi - Mercurio. Il pianeta della guerra, il primo, e il pianeta dell’intelligenza, sì, ma non spirituale (Nettuno), morale e filosofica (Saturno), creativa (la stessa Luna, con Plutone), bensì “pratica”. La “velocità” (ma a rischio di essere un po’ fine a se stessa, e superficializzante, mercuriale) in luogo della riflessione e della profondità. E della (nostra, possibile) (ri)generazione. Mercurio, in particolare, rappresenta la comunicazione (?). (Punto di domanda) d’obbligo perché la comunicazione (e non la sua tecnica), in quanto “scambio” (non – solo – commerciale…) di contenuti della (nostra) vita, atterrebbe alla (completa) sfera umana (appunto Sole e Luna); e invece l’uomo, sostituendoli ai contenuti, si è lasciato a sua volta “sostituire” dagli stessi mezzi per comunicare che non piu’ usa, bensì dai quali viene “utilizzato” e plasmato (deformato) a (“loro”) “piacimento”. La prossima “era” sarà invece (ri)generata dal simbolo lunare. Se il mondo maschile (ma tutt’altro che ‘virile’, almeno nel senso piu’ aperto e completo dell’aggettivo) “promette” di portarci, nostro malgrado, alla (auto)distruzione, il mondo femminile potrebbe consentirci un nuovo inizio, o, per l’appunto, una (ri)nascita. Avremo modo di sviluppare Politicamente il ‘filone’. Diciamo intanto che la prima, saggia scelta che il Paese potrebbe fare - anche non credendo a quella pre-visione – è affidarsi senza piu’ esitare alla guida delle donne: quote sì, da “oggi”, ma di uomini. Se il prossimo presidente del Consiglio sarà una donna – e perché ce l’avrà fatta, e non per un deterministico e sterile compromesso calato dal…basso tra uomini - il giornale della politica italiana ne sarà felice. Altrimenti faremo in modo di creare noi questa condizione per il futuro. E comunque chi abbia a cuore l’interesse – e il bene – dell’Italia e non solo, sostenga il piu’ possibile la libera partecipazione delle donne e, auspicabilmente, una loro assunzione di responsabilità nella forma, “diretta”, della leadership (complessiva). Libera partecipazione che le donne devono conquistarsi – o non sarà libera, né vera partecipazione – e – ‘suggeriamo’, paternalisticamente (…), loro - cambiando obiettivo: non avendo piu’ (come non è piu’ necessario) la propria (“parziale”) “emancipazione” come traguardo “intermedio” (raggiunti i risultati che il “movimento”, che suggeriamo non debba piu’ avere la non-ambizione di limitarsi ad essere tale, ha raggiunto nel corso del tempo, la donna oggi è nella condizione di aspirare direttamente ad un ruolo di guida che vada oltre i confini della propria “parzialità” di genere), bensì la ‘presa’ del Potere tout court (per ri-generarlo in Politica e fare in modo che smetta di essere fine a se stesso). ”Soluzione” che gli uomini onesti e responsabili hanno il dovere di favorire (senza vanificare, anelando ad ‘imporsi’, questa necessaria assunzione di responsabilità). Nella loro attuale posizione di maggior potere. E uno dei modi per ‘favorirla’ – in questa modalità virtuosa - è aderire finalmente ad un compiuto riconoscimento dei diritti delle donne (palesemente, comunque, non ancora avvenuto), al pari di quelli di tutti. Tra questi, anche quello ad abortire; che saranno le donne, una volta assurte al potere, a coniugare con una organizzazione politica e sociale tale da scongiurare il piu’ possibile questa non auspicabile - e dolorosa. Innanzitutto per loro – eventualità. E poi il diritto a potersi unire, civilmente, con altre donne. Con il placet (e non solo il nulla osta – ?) della società. Ovviamente quest’ultimo caso vale per entrambi i sessi. Ma è (sarebbe; sarà) una conquista “femminile” quella, di civiltà, della cessazione di ogni discriminazione sulla base del nostro orientamento sessuale (perché di questo, stiamo parlando: se è vero che il tema del riconoscimento pubblico delle coppie ‘di fatto’ sottende alla questione del riconoscimento o meno della piena eguaglianza delle persone omosessuali). In una società governata dalle donne, ci giureremmo, di discriminazioni come questa (e non solo) non dovremo piu’ sentire parlare. Non è dunque (affatto) un caso che accada con (e su sollecitazione di) due donne che rilanciamo, oggi, nell’a-patia (appunto) collettiva che “consiste” nel pensare (?) che la crisi economica si possa risolvere con gli (stessi) strumenti (ancora – !) che la hanno determinata, il tema dei diritti. Compreso quello all’obiezione di coscienza. Marilisa D’Amico è presidente della commissione Affari istituzionali del consiglio comunale milanese. Ma anche avvocato con una lunga esperienza proprio nel campo dei diritti civili. Chiara Lalli professore universitario, ed è appena uscito il suo ultimo libro dedicato, per ‘contro’ (non – ? -, speriamo d’ora in poi non piu’, in tutti i sensi), all’obiezione di coscienza. Le ascoltia- mo. di Luisa MERLINI, Alessia FURIA Leggi tutto »
Italia non cresce se non cresce suo Sud Monti gira Europa non sapendo che fare Quel che serve ora è prospettiva Politica Cecita’ su Primavera araba grida vendetta La Libia non e’ soltanto quel loro petrolio Mediterraneo puo’ tornare centro mondo
Onesto e responsabile non è lasciar correre nell’indifferenza. Ricominciamo, piano piano, a rimettere le cose al loro posto: ribellarsi all’autoreferenzialita’ di una politica che, pensando a se stessa, non ha saputo accorgersi – negli ultimi venti, trent’anni – delle potenziailità del suo Mezzogiorno, e della necessità di intervenire “su” di esso per potere immaginare uno sviluppo (dell’intero Paese) del quale del resto a quella classe “dirigente” (?) non e’ mai (davvero) interessato, non solo non è incivile, ma rappresenta, piuttosto, un atto di amore verso l’Italia. Se i siciliani scelgono questo momento, non è casuale: la sopportazione di una classe “politica” (?) che – ad esempio – nella figura del presidente della nostra quarta Regione per numero di abitanti, rimanda al mittente le richieste dei lavoratori invitandoli a rivolgersi a Roma, e la certezza che farlo non porterebbe a nulla, non avendo – i lavoratori della Sicilia – nemmeno non diciamo un contatto, ma un lontano riferimento nella classe “dirigente” (ancora: ?) “nazionale” (?) – “costringendoli” così “direttamente” (in realtà dopo lunghi anni di difficile, nella concretezza della propria vita, paziente – e questo, semmai, è meno responsabile – laisser faire) alle azioni di protesta a cui assistiamo in queste ore - non sono nient’altro che la cartina di tornasole di anni e risorse buttate, di compiaciuto crogiolarsi di eletti e clientele di quest’ultimi che hann vissuto alle nostre spalle succhiandoci non solo le risorse che via via andavamo producendo, ma soprattutto quelle che avremmo potuto produrre se, al posto loro, ci fosse stata una classe dirigente onesta e responsabile; che facendo Politica - e non coltivando clientele - avrebbe subito individuato nel nodo e, insieme, nel possibile volano di un clamoroso ribaltamento di prospettiva rappresentato dal nostro sud, un’occasione alla quale dedicare prioritariamente le proprie energie; come fece Alcide De Gasperi nell’immediato dopoguerra, quando con la sua riforma agraria, che mise nelle mani e nella disponibiità di coloro che li lavoravano gli appezzamenti terrieri del Mezzogiorno, creo’ le condizioni per un rilancio economico del sud a cominciare dalle sue classi piu’ deboli. Ma nell’anno della primavera araba osservare questi signori procacciare “cibo” (in senso ampio – ?) per loro stessi e per i 1500 dipendenti della Regione siciliana – che sarà la quarta regione d’Italia per numero di abitanti, ma non in questa (s)proporzione - per non parlare delle clientele sparse nel resto del Paese – mettendoci, per assecondare le proprie pigrizie, fuori dall’autostrada di una Storia che puo’ tornare a vedere nel Mediterraneo la propria fucina, è qualcosa che non possiamo piu’ sopportare e che, infatti, ”costringe” finalmente i siciliani a ribellarsi. Ma ora e’ la Politica, a dover raccogliere quel grido di esasperazione; sapendo che farlo è l’unico modo possibile per assicurare uno sviluppo a questo Paese: perche’ se il sud non cresce, non cresce l’Italia; e la sola alternativa possibile al fallimento diventa allora necessariamente la secessione leghista. Siccome noi, che vediamo le straordinarie potenzialità della nazione posta esattamente – in primo luogo con la sua isola maggiore! - al centro di questa ideale culla (in tutti i sensi) del mondo, non possiamo né assecondare questa deriva né lasciare che i nostri politicanti – o tecnici autoreferenziali – attuali la propizino persistendo nella propria passività, il giornale della politica italiana torna a mettere – generosamente – sul tavolo del dibattito pubblico la proposta (insieme alta e concreta) concepita e avanzata nei giorni in cui anche i libici decisero di ribellarsi al regime di Gheddafi, la scorsa estate, e che – sia pure tra copiaincolla, attestati di apprezzamento e la sola mossa concreta di Paolo Scaroni che tenta di fare con Eni quello che dovrebbe fare l’Italia: unire le due sponde del Mediterraneo per riportare qui – e tra Europa e Africa – il centro degli scambi, commerciali e culturali, del pianeta - resta ancora – per quello che riguarda la politica politicante – lettera morta. Non è nei corridoi delle cancellerie europee, e nemmeno nelle salette riservate della City, la risposta alla nostra attuale difficoltà ad uscire dalla crisi, presidente Monti; bensì nella Politica. E Politica, oggi, in Italia, significa Mezzogiorno. il Politico.it lo sostiene (almeno) da quando a Palazzo Chigi (si) (ri)s(i)edeva ancora Berlusconi. Nell’anno della primavera dei nostri fratelli della sponda sud, anche il come, una volta tanto, è lì servito come su un piatto d’argento. Si trat- ta soltanto di saperlo – perchè lo si vuole – vedere. Leggi tutto »
POLITICA
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Guardate la bellezza di questo dipinto di Gerolamo Induno (La visita di Garibaldi a Vittorio Emanuele II, 1879, olio su tela
Milano, Museo del Risorgimento): due dei nostri padri, "ormai" in età senile, in abiti borghesi Vittorio Emanuele (e si trattava, non dimentichiamolo, del - l'allora - re d'Italia!), nel mantello di una vita (votata, sempre, alla causa dei popoli) l'Eroe dei due mondi, si incontrano, un pomeriggio tranquillo, al Quirinale, nella sobrietà e nell'asciuttezza di chi non ha avuto (sentito!) altro scopo, nella propria vita, che compiere il proprio dovere e lo ha fatto, facendo l'Italia