Se il Corriere (MTM) liscia il pelo a Pigi/Pd E destra (con Monti) continua governare Interessi (particolari) tengono unito il Pdl A sinistra si punta (solo-propria) salvezza Renzi: ‘Per me (così) nessuna solidarietà’ Ma Pd è nato per essere partito dell’Italia E per salvare (sì, ma) nostri connazionali Formazione per innovazione per ripartire
Matteo Renzi, accusato – in modo comunque ambiguo e opportunistico; davanti alla giunta del Senato e non dai magistrati – di avere ricevuto 70 delle migliaia di euro che l’ex tesoriere della Margherita Renzo Lusi distribuiva – a suo dire – ad alcuni esponenti del partito, lamenta di non avere ricevuto “la solidarietà di alcun esponente del Pd”. Fatta salva la necessaria prudenza – e premessa, da parte nostra, la totale fiducia nell’estraneità di Matteo – quello che Renzi pone è un problema che va oltre – ovviamente – il singolo caso, e ha una valenza Politica prima ancora che umana e di stile. Oggi, per chi non se ne fosse accorto, il Pd (più Idv, più Sel) è maggioranza schiacciante nel paese. Di fronte alla stessa situazione, ma a parti invertite, i pidiellini avrebbero già staccato la spina al governo e sarebbero corsi ad incassare la cambiale. I Democratici aspettano che Berlusconi risalga nei sondaggi. Per, ancora una volta tafazzianamente, incassare – piuttosto – l’ennesima sconfitta (autoimposta). “Ma Bersani continua a sostrenere Monti per responsabilità nei confronti del paese ancora sottoposto alle turbolenze finanziarie”, dirà qualcuno. Ma perché quello che è nato per essere il “partito dell’Italia”, non dovrebbe considerare più responsabile – anche alla luce della dimostrata inefficacia dell’esecutivo dei tecnici – caricarsi sulle spalle lui, questa nazione, senza dividere l’(ir)responsabilità con chi fino a…ieri, fa ostruzionismo in Parlamento per favorire un singolo cittadino di fronte alla legge? La risposta è la stessa al problema posto da Renzi: il Pd (ovvero la classe dirigente derivata da Ds e Margherita; ma non solo), annichilito dal Cavaliere, ha perso fiducia in se stesso, e in particolare il senso della propria funzione e della propria “missione”. Mentre il Pdl – sia pure per (il)legittimi interessi (particolari) – è compatto intorno ad “un” obiettivo. E’ questo – oltre alla leadership, ora sulla via del tramonto, dell’ex presidente del Consiglio – che spinge i pidiellini a superare ogni veto, ogni tentazione di contrapposizione, ogni divisione (interna e reciproca), per lanciarsi come un sol uomo verso il traguardo. Nel pd, accade esattamente il contrario: privato – allo stesso modo degli italiani! – di una “ragione più alta”, ciascuno è – invece – lanciato nella difesa del suo strapuntino, nella chiave della quale, evidentemente, le disavventure di Renzi – come quelle di “chiunque” – non rappresentano un motivo di sofferenza (Politico), ma un’occasione per avvantaggiarsi su un pericoloso avversario (interno). Ma mentre “noi” ci diamo la zappa (reciprocamente) sui piedi, la destra, sotterraneamente (ma neanche troppo), continua ad esercitare la sua golden share sul potere (Politico) in Italia: in attesa di vedere la luce (di sondaggi favorevoli) e staccare lei – o comunque favorire – la spina al (il superamento del) governo Monti, per consolidarsi in una nuova maggioranza e in una nuova legislatura. Senza l’ingombro del Pd. E soprattutto della sua (possibile, prossima) vittoria. Ma ora il giornale della politica italiana ha indicato la strada che per troppo tempo è mancata all’orizzonte dei Democratici: Sinistra, nell’era dei mercati e tanto più della crisi, è essere affidabili con gli italiani, e non più con le banche e gli altri potentati. E’ mettere il proprio gigantesco e generoso corpo (intermedio) – quello del più grande, oggi e, auspicabilmente, sempre più domani – partito italiano, tra gli interessi (particolari) dei poteri (forti) e l’interesse (generale) dei cittadini. Il modo di farlo, coniugando – come si dice, inefficacemente perché poco lucidamente, oggi – “equità e rigore”, è darci l’obiettivo dell’innovazione che si persegue attraverso la cultura e la formazione. Come abbiamo scritto più volte, la crescita (culturale, quindi umana, quindi tecnica e professionale) degli italiani come motore della nostra crescita (economica). Solo la Sinistra, oggi, può salvare l’Italia. Perché senza (o, peggio, a discapito dei) suoi connazionali il paese non si salverà. Leggi tutto »
***Senza crescita il debito non tiene***
E SE LE MANOVRE DI MONTI “FOSSERO” (?) DANNOSE?
di GAD LERNER
L’accanimento terapeutico nei confronti della Grecia è ormai evidente a tutti. Le misure di austerità servono forse a “ripagare” gli investimenti degli investitori, ma aggravano sempre di più le condizioni di vita (?) di cittadini che peraltro, com’è stato detto sin dall’inizio, hanno responsabilità solo relative per l’affondamento del debito. E, comunque, non consentono di uscire dalla situazione di stallo, in cui il rischio-default continua ad essere alimentato da una economia che – potremmo dire – mangia se stessa, ricavando dalle risorse che andrebbero destinate alla crescita la liquidità per pagare il debito, che però, così, torna a cascata ad aumentare: perché l’economia si ferma, e, al di là di casse dello stato che vedono diminuire – al netto della forzosità dei “prelievi” – è proprio il caso di chiamarli così – ad hoc – le loro entrate, mette in difficoltà un intero paese, che dunque non riesce ad uscire dal pantano. La situazione da noi era diversa. Perché il debito era (ed è) “pagabile” senza comportare (in realtà) eccessivi sacrifici da far sostenere ai nostri connazionali, e può appunto essere “coperto”, consentendoci di uscire “definitivamente” dalla situazione di crisi. Dove in Grecia c’era invece un vero e proprio buco nero, che risucchiava ogni tentativo. Ma, il giornale della politica italiana lo scrive da luglio (!), tutto ciò è vero solo a condizione, anche per noi, per noi che lo possiamo fare, di crescere: se non cresciamo, i nostri sforzi, pure di portata inferiore, e che vanno ad incidere in misura minore su di una situazione comunque meno grave, la cui crisi è meno “profonda” e radicata”, vengono vanificati. Ebbene, il governo Monti non sa come si fa la crescita: lo dimostra che lo stesso presidente del Consiglio, lo abbiamo scritto più volte, nei suoi editoriali pre-nomina, sul Corriere, non aveva mai saputo sostanziare e, anzi, fino alla fine non aveva nemmeno citato, il relativo capitolo: perché, semplicemente, non è nelle corde di un tecnico economista, abituato a lavorare sulle regole e poi a lasciare fare “i mercati”, immaginare invece di impostare lui una prospettiva nuova per un paese (e non per un mercato), e mettere in campo la leadership necessaria a mobilitare le forze della nazione perché si mettano in cammino verso quel traguardo (di assumersi in ultima analisi lui la responsabilità “di intrapresa”! Ecco perché gli imprenditori vogliono non tanto “uno di loro” – che hanno già avuto – ma “uno come loro”). Politica, e non tecnica. Capacità di cambiare completamente piano, e non solo di modificare la posizione dei trattini dentro lo stesso disegno (ma, beninteso, senza poter riprodurre alcuna figura che non sia, magari, la più nitida definizione di quella precedente). Monti questo non lo sa fare. E’ per questo che lo spread torna a salire. E, soprattutto, che ci sono persone – nostri connazionali! – che oggi scelgono addirittura di compiere il gesto eclatante – e “definitivo” – di tentare di uccidersi dandosi fuoco davanti ai palazzi delle nostre istituzioni: se si sono venuti a trovare in quella condizione non è certo colpa di Monti, che è al comando da pochi mesi; ma se non ne usciamo la colpa è solo di Monti- o, meglio, anche della politica politicante che continua a sostenerlo per sostenere – sostentare: è proprio, ahinoi, il caso di dirlo – se stessa – che persevera in quel girare intorno al punto (che è la crescita) al quale assistiamo da mesi. Non basta, cari signori, avere una figura (in tutti i sensi) autorevole; nel momento in cui il sistema non regge più, serve la Politica, e la Politica non è figura, è sostanza; non è public relationship, è capacità di visione e decisione e leadership. E’ per questo che il giornale della politica italiana, ancora una volta per primo, e per la seconda volta in due giorni con il conduttore de L’Infedele, si chiede se questo governo sia ancora nell’interesse del paese: ammesso che abbia mai agito in questo senso, e non (solo) per “far piacere” ai mercati. Matteo Patrone
“Lavoratori si salvano salvando imprese” Se queste non si salvano sulla loro pelle Napolitano: ‘La riforma non è solo art. 18′ Presidente, con tutto rispetto: invece ‘sì’ Ammortizzatori vanno a regime nel ’17 (!) E rappresenteranno un colossale spreco (Così) servon (solo) a addolcire la pillola Potrebbero esser investimento in futuro Ma ora governo vuole solo abolire art. 18 Monti non sa come (ri)generare crescita
di MATTEO PATRONE
La sinistra in questi anni si è sempre più appiattita sulle posizioni della destra. Per un (malriposto) desiderio di legittimazione. Il miglioramento delle condizioni delle classi più deboli l’aveva, in qualche modo, privata di funzione. Costretta a ripensarsi, ma senza più sentire l’esigenza morale che le veniva dal rappresentare le istanze delle persone che più avevano bisogno, ha finito per scegliere la via più facile dell’omologazione, via attraverso la quale raggiungere il potere. Un potere però, così, sterile e fine a se stesso. In questi anni nessuno ha mai trovato la forza – le idee – per contestare il neo-mercatismo della “Destrasinistra” (noi ci proviamo, Pier Paolo). Ma, come sempre accade nel corso della Storia, la crisi ha costretto tutti ad una (ri)elaborazione. E – a cominciare da il Politico.it – si è capito che il “panmercatismo” – tutto è mercato – non solo non è il migliore dei mondi possibili, ma è la via più breve per la (auto)distruzione. Di questo. E’ quindi proprio per la sostenibilità e la futuribilità degli stessi interessi economici, che il Politico.it ha cominciato ad indicare nella necessità di darci un obiettivo più alto, della semplice, stretta gestione economica – e nella possibilità di farlo restituendo alle persone quella libertà che l’omologazione della con-petizione riduce, attraverso la cultura – l’unica via di salvezza (per gli stessi mercati!). Ed è in questa luce che la sinistra può tornare oggi a confidare di potersi ridare una forma, e un pensiero (forte). In ultima analisi, di poter tornare (?) ad esprimere una (propria) egemonia culturale. E quindi tornare a vincere. Sul serio. E, permetteteci, far fare alla (nostra) società e all’intera umanità un passo verso lo (stesso) orizzonte indicatoci da Gesù (che è “eterno”, e non “ancora attuale”, monsignor (?) Paglia), quello di una società in cui le persone, raggiunta la piena maturità (dell’Io. Attraverso la cultura), si aprono alle altre, e collaborano insieme, facendo ciascuna ciò che serve per far funzionare al meglio quel (ritrovato) convivio umano. Ebbene, restano però (almeno) cento anni di subordinazione e di bisogno di legittimazione da scrollarsi di dosso: non stupisce, perciò, che una persona illuminata ma impregnata di questa storia come il presidente Napolitano, non riesca a vedere c0me le (non) soluzioni che il presidente del Consiglio propone, siano superate, vecchie, improduttive, inefficaci. Perdenti. E come proprio per questo – proprio per la incapacità di farci ripartire, mostrata già in estate quando nei suoi editoriali non aveva saputo fornire un solo spunto circa come si sarebbe potuto fare, anzi, addirittura dimenticando completamente l’idea della crescita – finisca poi, nervosamente, per cercare di compensare tutto ciò offrendo pannicelli caldi a quegli interessi (particolari) che, ahinoi, il conflitto di interessi gigantesco che molti esponenti di questo governo hanno, non permette di considerare alieni da una attenzione speciale (non foss’altro che culturale) da parte dell’esecutivo. Solo di un pannicello caldo si tratta se parliamo di questa (non) riforma. Lo riconosce anche il (loro) Corriere: non genererà nemmeno lontanamente un pezzettino di nulla, quanto a crescita. Perché Monti non sa come si fa la crescita. Monti dice che il modo per aiutare le persone deboli è salvare l’Italia (e non con l’assistenzialismo): lo abbiamo scritto noi per primi; siamo totalmente d’accordo. Ma l’Italia si salva rigenerando la crescita, e restituendo spessore e un senso più alto alle vite di ciascuno di noi; e con tutto questo l’abolizione dell’art. 18 non c’entra nulla. L’abolizione dell’art. 18 – sì, capo dello Stato, unico contenuto di questa riforma – serve appunto a compensare – magari, a riempire – il vuoto di iniziativa (alta ed efficace) dell’esecutivo che così bene ha fatto politica di rigore (e dobbiamo essergliene tutti grati), per la crescita. Diciamo di più: il Politico.it ha già indicato che nel prossimo governo ci dovrà essere un ministro del Bilancio che sfori il tetto di età di 45 anni mettendo la sua esperienza e la saldezza della possibile gestione al servizio di quell’esecutivo di ripartenza e rilancio, ma che proprio per poterlo essere inevitabilmente sarà anche meno esperto: e tenere in sicurezza (sempre più, sempre meglio) i nostri conti. Mario Monti potrebbe essere l’ideale ministro del Bilancio – anche per assicurare continuità tra i due esecutivi – di quel governo. A patto che, in un contesto in cui finalmente la crescita venga fatta (da qualcuno che sa come generarla), non si lasci scappare i cordoni del bilancio per pagarsi la compensazione del proprio vuoto di inizativa coprendo la riforma del licenziamento selvaggio con ammortizzatori sociali che non servendo ad altro che ad indorare la pillola dei licenziamenti, rappresenteranno una spesa a fondo perduto e, in ultima analisi, l’ennesimo – anche se, lo riconosciamo, inedito – spreco colossale (e, in realtà, ad personam!) delle nostre finanze pubbliche. Quando gli ammortizzatori – che prendrebbero la forma di una indennità di (dis)occupazione – possono rappresentare il “pagamento” dei lavoratori impegnati nella formazione per crescere (loro stessi) e tornare al posto di lavoro – flessibilizzato ma nella chiave della formazione e della innovazione – più preparati, nuovamente preparati, con un maggiore spessore culturale e quindi umano, più liberi, e pronti a dare il meglio di sè per un possibile, nuovo miracolo italiano. Da qualche giorno abbiamo sulla punta delle labbra questa espressione, notoriamente svuotata di significato e resa retorica dall’(ab)uso fatto da Berlusconi nel ’94. Ma Berlusconi, del quale il giornale della politica italiana conosce l’intima bontà e generosità, e che possiamo considerare la più grande occasione sprecata nella storia della Repubblica (proprio per le sue capacità), non ha le risorse (morali) per fare il presidente del Consiglio ma resta comunque un uomo di straordinaria (in senso letterale) intelligenza (anche, Politica): e come ha sempre fatto con gli italiani, anche nel parlare di quella possibilità per il nostro paese non lo ha fatto a vuoto, bensì a ragion veduta: perchè l’Italia ha tutto (incredibile tradizione culturale, strepitosa posizione geografica, combattivissimo tessuto di piccole imprese) per essere (di nuovo) una delle più grandi economie del mondo, al passo di Cina e Stati Uniti (sì, di Cina e Stati Uniti); se solo capirà – come Monti non è in grado, da solo, di fare – che la crisi economica non si supera intestardendosi nel ripetere (accentuare) le stesse scelte che hanno portato a quella crisi; e tanto meno – ovviamente – compensando la conseguente frustrazione cancellando 150 anni di conquiste dei diritti dei lavoratori e generando un clamoroso spreco di risorse pubbliche, al solo scopo di avere l’approvazione d(e)i (vari) Marchionne (in giro per il mondo). Ma rendendoci conto che siamo (stati) la culla della civiltà mondiale, e che da noi può venire la visione, il modello della società – della umanità – del futuro. La cultura chiave del nostro possibile Rinascimento di un’Italia che punta a diventare la culla dell’innovazione mondiale (a 360°), la più grande Silicon valley (ma con un respiro culturale) del mondo. E’, in ultima analisi, anche l’unico modo per salvare i (super – ? Quanto a prebenda, sicuramente) manager i cui stipendi aumentano del 42% nell’anno della crisi (e delle persone e delle famiglie che non ce la fanno a vivere) senza che abbiano saputo esprimere una sola idea buona che consentisse loro (generando utili) di non fare la questua (di diritti – dei lavoratori) dai governi di tutto il mondo, da loro stessi. Matteo Patrone
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Guardate la bellezza di questo dipinto di Gerolamo Induno (La visita di Garibaldi a Vittorio Emanuele II, 1879, olio su tela
Milano, Museo del Risorgimento): due dei nostri padri, "ormai" in età senile, in abiti borghesi Vittorio Emanuele (e si trattava, non dimentichiamolo, del - l'allora - re d'Italia!), nel mantello di una vita (votata, sempre, alla causa dei popoli) l'Eroe dei due mondi, si incontrano, un pomeriggio tranquillo, al Quirinale, nella sobrietà e nell'asciuttezza di chi non ha avuto (sentito!) altro scopo, nella propria vita, che compiere il proprio dovere e lo ha fatto, facendo l'Italia