La Repubblica italiana, erede della più grande tradizione del mondo, fondata sulla più avanzata e raffinata Costituzione, è il punto più alto della Politica mondiale
***Il futuro dell’Italia***
NO AI VETI DI BERLUSCONI SUI CANDIDATI ALLA PRESIDENZA
di GAD LERNER
Il capo dello Stato è il principale, e ultimo, argine della nostra Nazione ‘contro’ ogni rischio di degenerazione nella tensione (sui nostri titoli di Stato) sui mercati finanziari, contro il rischio di (ri)esplosione di tensioni sociali, il rischio di insorgenza di fenomeni eversivi (due opposte, possibili derive – queste ultime – che dovremo agire con accortezza per prevenire e scongiurare nelle prossime settimane nel nostro Paese; almeno fin quando la nostra politica non avrà ripreso ad assolvere la propria funzione e avrà ricominciato ad offrire risposte – reali – ai portatori di quel malessere e di quella sofferenza), nonché il perno su cui ruota l’intera nostra architettura istituzionale e la prospettiva del possibile compimento della nostra democrazia. Richiede dunque che a svolgere quell’incarico sia una figura di peso, salda e autorevole, non certo di (vacuo, e debole) compromesso. Ha ragione dunque Berlusconi quando indica che tale identikit porti dritto al profilo di Romano Prodi, – per noi – il più degno (per l’Italia!) dei possibili successori a Giorgio Napolitano. Il Pd non si lasci sfuggire questa occasione, l’occasione di assicurare altri sette anni di guida alta, onesta e responsabile alla nostra Nazione. di GAD LERNER
***Il futuro della Chiesa***
SE IL PAPA LASCIASSE IL VATICANO!
di FRANCO LARATTA*

Ho fatto un sogno. Ho visto il papa abitare in un monastero, lontano dagli intrighi e dagli scandali vaticani! Un papa finalmente ‘libero’ da ogni condi- zionamento. Era solo un sogno, lo so, ma per un attimo ho pensato che se si realizzasse, sarebbe u- na vera e propria rivoluzione per la Chiesa cattolica. CONTINUA ALL’INTERNO di FRANCO LARATTA* Leggi tutto »
***Il futuro dell’Italia***
L’INNOVAZIONE PUO’ CAMBIARE LE NOSTRE VITE
di CRISTIANA ALICATA
(M. Patr.) Franco Laratta si è chiesto se il progressivo accentramento – nelle grandi città – e relativo allontanamento in termini geografici e “di ascolto” delle istituzioni e dei (loro) servizi (scolastico, sanitario) dai cittadini, sia la strada (alla quale ci ha avviati la globalizzazione) da (continuare a) seguire (senza porci in nessun modo la questione) per il futuro del nostro paese.
Accanto a questo si assiste, nel vuoto pneumatico di idee che fa un tutt’uno con l’autoreferenzialità (e anche con l’anacronismo) della nostra politica (attuale), ad un ciclico ritorno del tema dell’”infrastrutturazione” del nostro territorio come leva per la crescita. Quello che coloro che parlano di infrastrutture non sanno, è che nel 2012 il concetto di logistica e comunicazione è stato rivoluzionato dall’avvento delle nuove tecnologie. E anche da un’era della comunicazione che ha teso a “smaterializzare” la nostra (?) società e ad attribuire maggior “peso” (culturale e quindi sociale e politico) alla produzione e quindi allo scambio di beni immateriali: idee, servizi, comunicazione.
Questo combinato disposto ci offre la possibilità – e impone, anche, l’obbligo – di (r)innovare la nostra attuale concezione di “sistema dei trasporti”, anche tenendo conto dell’esigenza di non perpetuare un consumo spesso irrazionale – e che toglie spazi, in senso stretto – in tutti i sensi – ad una possibile ripresa dell’agricoltura che rappresenta una via imprescindibile in una prospettiva anche di salvezza non solo dei mercati ma del nostro stesso mondo – del nostro territorio.
Questo “sforzo” di analisi e di visione futura ci consentirà di affrontare anche due nodi più “materialistici” legati ancora alla nostra attuale concezione del trasporto: quello della crisi di un’industria automobilistica – a cominciare da una Fiat che smetta di scaricare sui lavoratori il peso delle proprie responsabilità – che nel cominciare ad immaginare possibili alternative ai mezzi di trasporto di (, ormai,) due secoli fa, può trovare la leva attraverso la quale avviare il proprio, possibile rilancio; che può essere avvantaggiato da una ricerca che – come ci spiegherà ora Carlo Ratti, ingegnere italiano con cattedra al MIT, nella prima Lezione di Impolitica tenuta sul giornale della politica italiana e de IMille dalla giovane scrittrice romana – può aiutarci a risolvere – proprio grazie a quelle nuove tecnologie – il nodo della “congestione” delle nostre città, determinando così il triplice effetto di favorire un “recupero” della domanda nello stesso mercato dell’auto (oggi inibita anche dalle sempre maggiori difficoltà di muoversi nei nostri capoluoghi – e non solo), porre le basi di quella possibile “rivoluzione” innovativa e migliorare (subito e in prospettiva) la vivibilità dei nostri centri.
Ma soprattutto ci consentirà di ripensare il modo nel quale istituzioni, servizi (scuole, ospedali), ma anche il nostro sistema produttivo (e tutti noi) “usufruiamo” del nostro territorio – il modo nel quale vi sono dislocati; anche, “virtualmente” – all’insegna di una sorta di “federalismo” – o decentramento, e capillarizzazione e ritorno anche nelle nostre campagne e lontano dalle grandi città – dei centri (che cesseranno di essere tali) nevralgici della nostra vita comune, abbattendo ad un tempo in maniera radicale i costi grazie appunto all’uso delle tecnologie e alla “smaterializzazione” delle nostre esigenze “di produzione”.
Superando la concezione liberista e “aziendalistica” di Monti nella (ri)costruzione dell’Italia di domani, puntando a riappropriarci – ritrovando una dimensione più umana, usando e non facendoci usare da mezzi di comunicazione da piegare, e dai quali non farci piegare, alle nostre esigenze di miglioramento della qualità delle nostre vite – di quella (appunto) vita bella che costituisce forse il segreto della nostra creatività – e di sicuro è una potente leva di crescita economica, molto più della depressività di un rigorismo (che è l’esatto contrario del rigore, visto che non porta alcun beneficio – anzi – sul lungo periodo, alla tenuta dei nostri conti) fatto di (soli) tagli, fine a se stesso.
Cristiana ora, su come “rivoluzionare” (in positivo) la vita (“soffocata” dal traffico) delle nostre città.
di CRISTIANA ALICATA
(12 luglio 2012)
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